Bertrand Russell 1872

Bertrand Russell 1872



Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce a Röcken, vicino a Lützen, nel 1844, e muore a Weimar nel 1900. La sua opera rappresenta una delle vette più alte della filosofia moderna, coniugando una critica distruttiva del passato con un appassionato invito al futuro, alla creazione di un uomo capace di affrontare la tragicità dell’esistenza senza appoggiarsi a certezze metafisiche, morali o religiose.
Nietzsche studiò filosofia classica a Bonn e Lipsia, e in questi anni si manifesta il suo profondo interesse per Schopenhauer, di cui erediterà il pessimismo metafisico, e per la musica di Richard Wagner, con cui instaurerà un’amicizia destinata presto a spezzarsi a causa di divergenze profonde, sia estetiche sia filosofiche.
Nel 1869 viene nominato professore di filologia classica a Basilea. Nel 1872 pubblica Die Geburt der Tragödie aus dem Geiste der Musik (La nascita della tragedia dallo spirito della musica), opera in cui intreccia filosofia e analisi estetica, seguita dagli studi sui presocratici e dal saggio inedito del 1873 Über die Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen.
Tra il 1873 e il 1876 compone le Vier Unzeitgemäße Betrachtungen (Quattro considerazioni inopportune), che affrontano rispettivamente Strauss e la religione, l’utilità della storia, Schopenhauer e Wagner, segnando la prima fase della sua critica culturale, ancora ancorata a riferimenti filologici e alla storia della filosofia.
Lasciata la cattedra nel 1879, Nietzsche soggiorna a lungo in Italia e in Engadina. Questo periodo, segnato dalla rottura con Wagner e dalla pubblicazione di opere come Menschliches, Allzumenschliches (1878), Morgenröte (1881) e soprattutto Die fröhliche Wissenschaft (1882), è definito “critico” o “illuministico”.
La fase critica è caratterizzata da:
Serrata demolizione dei valori tradizionali, in particolare morali e religiosi;
Analisi genealogica della cultura europea, con attenzione al senso storico delle tradizioni;
Studio dell’origine della decadenza della civiltà occidentale, ponendo le basi concettuali per il superamento del nichilismo.
Secondo Nietzsche, nell’agosto del 1881 si produce la svolta che introduce i concetti centrali del suo pensiero maturo:
Superuomo (Übermensch): l’uomo nuovo, capace di creare valori propri e di affrontare la vita senza ricorrere a certezze predefinite;
Eterno ritorno dell’identico: principio cosmico ed etico che invita a vivere come se ogni azione dovesse ripetersi all’infinito;
Volontà di potenza: forza fondamentale della vita, che si manifesta non solo come dominio sugli altri, ma come espressione massima delle potenzialità dell’individuo.
Opere centrali di questo periodo comprendono:
Also sprach Zarathustra (1883-85), testo in tono profetico e enigmatico;
Jenseits von Gut und Böse (1886) e Zur Genealogie der Moral (1887), analisi critica dei fondamenti morali della civiltà;
Der Fall Wagner (1888), Götzendämmerung (1889), Nietzsche contra Wagner (1889), Der Antichrist e Ecce Homo, in cui Nietzsche affronta cultura, religione, arte e politica con tono polemico e programmatico.
Dal gennaio 1889 Nietzsche cade in una crisi di follia a Torino, dalla quale non si riprende più, trascorrendo gli ultimi anni sotto le cure della madre e della sorella. Rimane incompiuta la sua opera finale, Der Wille zur Macht (La volontà di potenza), curata dalla sorella e da Peter Gast, edizione che per lungo tempo generò fraintendimenti e polemiche a causa della selezione e della disposizione dei materiali. Solo in epoca successiva è stata pubblicata un’edizione critica, rigorosa e filologicamente affidabile.
In La nascita della tragedia, Nietzsche sviluppa un’analisi radicale della Grecia antica, riformulando le valutazioni tradizionali:
L’apice della cultura greca non si trova nel periodo classico, ma negli inizi informi dei presocratici e nella tragedia di Eschilo e Sofocle;
La contrapposizione Dioniso-Apollo simboleggia il conflitto tra tragedia della vita e razionalizzazione fredda della realtà;
La filosofia socratica e platonica introduce la decadenza, portando a un’illusione di controllo e razionalità che condizionerà tutta la civiltà europea e il cristianesimo, instaurando un nichilismo strutturale.
Nietzsche osserva che la cultura europea è dominata da:
Memoria e ossequio al passato, che ostacolano il rinnovamento vitale;
Valori mistificatori, che nascondono esigenze vitali e motivazioni reali;
Cristianesimo: il cristianesimo storico, sviluppato da S. Paolo, propaga un giudizio negativo sulla vita, con pseudo-virtù che conducono al rifiuto della realtà.
La celebre “morte di Dio” non è un semplice ateismo, ma la constatazione che Dio non stimola più la creatività, ostacolando la scoperta di nuovi valori e provocando il nichilismo, ovvero la consapevolezza di una crisi radicale della civiltà.
Il nichilismo, pur segnando una crisi storica, offre anche un’opportunità:
È coscienza della crisi, necessaria per superarla;
Annuncia il superamento dell’uomo epigonico, attraverso la figura del superuomo;
Implica una mutazione radicale dell’uomo, non limitata a un ritorno alla natura o a sostituzioni di valori, ma a un salto evolutivo, in grado di valorizzare le potenzialità corporee, psicologiche e spirituali ancora inesplorate;
La volontà di potenza guida questo processo, come forza creativa e vitale capace di costruire nuovi valori e forme di esistenza.
Nietzsche, così, propone un progetto filosofico e programmatico, in cui critica radicalmente i valori tradizionali e al contempo suggerisce la creazione di una nuova forma di umanità, capace di vivere senza illusioni, in armonia con la tragicità e la complessità dell’esistenza.

Dilthey sostiene che la vita umana può essere compresa solo storicamente, attraverso un processo di interpretazione del vissuto.
🔍 “Noi spieghiamo la natura, ma comprendiamo la vita”
| Concetto | Spiegazione |
|---|---|
| Scienze dello spirito | Saperi come storia, arte, religione, filosofia, psicologia: vanno interpretati, non misurati |
| Comprendere (Verstehen) | Atto empatico, storico e soggettivo: si coglie il senso interno dell’esperienza umana |
| Vita (Leben) | Fenomeno storico, fluido, concreto: non si riduce a schemi astratti |
| Ermeneutica | Metodo interpretativo per comprendere testi, azioni, istituzioni nel loro contesto storico |
| Storicità del pensiero | Ogni idea nasce e va capita nel suo tempo: non esistono concetti universali avulsi dalla storia |
| Aspetto | Positivismo | Dilthey |
|---|---|---|
| Metodo | Spiegazione causale | Comprensione interpretativa |
| Oggetto | Natura | Vita, cultura, storia |
| Epistemologia | Oggettività, legge generale | Contesto, significato, soggettività |
| Obiettivo | Prevedere e controllare | Comprendere e interpretare l’esperienza |
Ernst Cassirer 1874

Giovanni Gentile 1875

Filosofo e storico della filosofia (Castelvetrano 1875 - Firenze 1944). Discepolo alla Scuola normale superiore di Pisa di D. Jaja (che lo avvicinò al pensiero di B. Spaventa), di A. D'Ancona e di A. Crivellucci; professore nelle università di Palermo (1906-13), Pisa (1914-16), Roma (dal 1917); direttore (1929-43) della Scuola normale superiore di Pisa, di cui promosse l'ampliamento e lo sviluppo; collaboratore con B. Croce per un ventennio nella redazione della Critica e nell'opera di rinnovamento della cultura italiana; fondatore (1920) e direttore del Giornale critico della filosofia italiana; ministro della Pubblica Istruzione (ott. 1922 - luglio 1924); senatore del Regno (dal nov. 1922); socio nazionale dei Lincei (1932); presidente dell'Accademia d'Italia (dal nov. 1943). Considerò il fascismo come il continuatore della destra storica nell'opera del Risorgimento, e ad esso aderì; ma si tenne lontano, soprattutto nella collaborazione intellettuale, da ogni intransigenza verso persone di opposti convincimenti. Dopo essere stato ministro della Pubblica Istruzione, abbandonò la politica attiva, dedicandosi, oltre che agli studî, alla promozione e organizzazione d'imprese culturali (tra cui l'Enciclopedia Italiana, di cui fu anche il direttore scientifico). Il 24 giugno 1943 riapparve alla ribalta politica con un discorso sul Campidoglio, in cui auspicava, come italiano e "non gregario di un partito che divide", l'unione di tutte le forze per la salvezza del paese, che era sull'orlo della sconfitta. Nella seconda metà di novembre fu nominato da B. Mussolini presidente dell'Accademia d'Italia, trasferita in quei frangenti a Firenze. E a Firenze fu ucciso da un gruppo di giovani aderenti ai GAP (gli scritti suoi di quel tragico periodo furono poi raccolti dal figlio Benedetto nel volume: G. Gentile: dal discorso agli Italiani alla morte, 1950). La filosofia di G. (La riforma della dialettica hegeliana, 1913; Teoria generale dello spirito come atto puro, 1916; I fondamenti della filosofia del diritto, 1916; Sistema di logica, 2 voll., 1917-23; Discorsi di religione, 1920; Filosofia dell'arte, 1931; Introduzione alla filosofia, 1933; Genesi e struttura della società, post., 1946) s'incentra sul concetto del pensiero come "atto puro"; donde la denominazione di "attualismo" o "idealismo attuale" da essa assunta. Tale concetto è inteso non, come in Aristotele, quale realtà priva di potenza e quindi perfettamente realizzata, bensì come realtà che è lo stesso processo di realizzazione, ossia come pensiero pensante o pensiero in prima persona o Io (risolvente in sé tutto il reale naturale o storico), il quale "è" tale in quanto "non è" già o di fatto, ma "diviene", si fa. Pertanto l'Io - in cui G. ritrova l'io trascendentale di I. Kant liberato dal noumeno e da ogni dualismo di attività teoretica e pratica - si pone come sintesi "attuosa" di coscienza di sé e coscienza di altro da sé, o come autodeterminazione dell'"autoconcetto" nel "concetto", il quale è il "risultato in cui termina un processo dinamico vivo". In questa conciliazione della fermezza del pensato e della dinamicità del pensare (in cui il primo è contenuto e risolto), G. trova l'inveramento della logica aristotelica, o dell'identità, e della logica hegeliana, o dialettica. Con la critica e la negazione di ogni presupposto dell'attività dell'Io, e quindi di ogni dualismo (di natura e spirito, finito e infinito, ecc.), si afferma l'assoluto spiritualismo o immanentismo. Tale concezione, che risolve tutta la realtà e ogni forma della vita spirituale nell'atto del pensiero, identifica questo ultimo con la filosofia o autocoscienza, quale mediazione dialettica dell'arte e della religione, concepita l'una come momento della pura soggettività o sentimento e l'altra come momento della pura oggettività; e conduce parimenti all'identificazione di storia e filosofia, come risoluzione del passato nel presente eterno dell'atto. Dalla concezione attualistica G. ricavò, rispetto al problema educativo (Sommario di pedagogia, 2 voll., 1913-14; La riforma dell'educazione, 1920; Educazione e scuola laica, 1921; Preliminari allo studio del fanciullo, 1924), due principali conseguenze: l'identità di pedagogia e filosofia e il concetto dell'autonomia dell'educando, onde l'educazione, quale processo unificatore di educando ed educatore, è propriamente autoeducazione. Queste idee presiedettero alla riforma della scuola del 1923, attuata da G. ministro della Pubblica Istruzione (i cui scritti e discorsi furono poi raccolti nel volume La riforma della scuola in Italia, 1932). Tale riforma (la più organica dall'unificazione d'Italia in poi) concepiva la scuola come funzione essenziale dello stato; tuttavia consentì, in omaggio al principio della libertà d'insegnamento, l'istituzione di scuole private, a fianco di quelle pubbliche, ma con il controllo dello stato sulle une e le altre mediante l'"esame di stato", che doveva altresì accertare la maturità del candidato; intese sostituire all'istruzione manualistica e informativa quella formativa che si basa sul contatto diretto con gli autori classici; riconobbe, in antitesi all'indirizzo strettamente intellettualistico della scuola tradizionale, il valore dell'educazione estetica e di quella religiosa; promosse l'educazione fisica e sportiva; rinnovò le scuole di tipo moderno e professionale. Notevole anche il suo impegno nel campo dell'estetica e della critica letteraria (Frammenti di estetica e letteratura, 1921; Manzoni e Leopardi, 1928; Filosofia dell'arte, 1931; Studi su Dante, post., 1965). Teorizzando l'arte come il momento dialettico dell'immediato sentimento, che si media esprimendosi e incarnandosi nel pensiero o filosofia, di cui è l'"anima ascosa e presente", egli assegnò alla critica (in ciò intendendo riallacciarsi fedelmente a F. De Sanctis) il compito di ricercare nell'artista l'uomo, ossia di considerare la forma come la concretezza di un contenuto reale (la concezione morale, la fede religiosa, il credo politico, ecc., di un artista). Pertanto un'opera di poesia non viene spezzata in poesia e non poesia, poesia e struttura, ma valutata nella sua unità e organicità, come opera di poesia e insieme di pensiero. G. ha svolto opera vastissima anche come storico della filosofia, attento soprattutto allo svolgimento della filosofia italiana: dallo studio Rosmini e Gioberti (1898, in cui riprendeva la sua tesi di laurea) ai volumi Dal Genovesi al Galluppi (1903), La Filosofia (nella Storia dei generi letterari it., 1904-15, poi ripubblicato col titolo Storia della filosofia italiana fino a L. Valla), I problemi della scolastica e il pensiero italiano (1913), Le origini della filosofia contemporanea in Italia (4 voll., 1917-23), G. Capponi e la cultura toscana del sec. XIX (1922). La sua opera storiografica, in cui si avverte l'influenza della prospettiva hegeliano-spaventiana (per cui la storia della filosofia è l'attuarsi progressivo dello spirito), è ricca di contributi puntuali (come gli Studi vichiani, 1915, e i due volumi sul Rinascimento: Studi sul Rinascimento, 1923; Giordano Bruno e il pensiero del Rinascimento, 1920; poi ripubblicato in 3ª ed., 1939, col titolo Il pensiero italiano del Rinascimento), nonché di ricerche erudite e di edizioni di testi soprattutto di filosofi italiani (da ricordare la collaborazione all'ed. di G. Vico e l'ed. dei Dialoghi metafisici e dei Dialoghi morali di G. Bruno). Da tale opera la storiografia filosofica ha ricevuto grande impulso, e molta influenza hanno esercitato certi suoi schemi interpretativi. G., che alla scuola aveva dato il meglio di sé, ebbe una folta schiera di discepoli e seguaci che, per un certo periodo, fecero dell'attualismo il sistema filosofico caratteristico della vita culturale italiana; negli ultimi anni di vita del filosofo, tuttavia, ebbe luogo un processo che doveva portare allo sfaldamento dell'unità del movimento attualistico, il quale si divise in due opposti indirizzi: l'uno teso a svilupparne i principî in forme di estremo storicismo e problematicismo, l'altro centrato sul tentativo di conciliarlo con la trascendenza e il teismo tradizionali.
Oswald Spengler 1880

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