martedì 17 febbraio 2026

Corso di storia della filosofia: Giorello 1945

 

Giulio Giorello 1945

Giulio Giorello (Milano, 14 maggio 1945) è un filosofo, accademico ed epistemologo italiano.
Giulio Giorello ha conseguito due lauree presso l'Università degli Studi di Milano: la prima in filosofia, nel 1968 (sotto la guida di Ludovico Geymonat), l'altra in matematica, nel 1971. Ha quindi insegnato dapprima Meccanica Razionale presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università degli studi di Pavia, per poi passare alla Facoltà di Scienze presso l'Università degli Studi di Catania, a quella di Scienze naturali presso l'Università dell'Insubria e al Politecnico di Milano. Attualmente insegna Filosofia della scienza presso l'Università degli Studi di Milano; è stato inoltre Presidente della SILFS (Società Italiana di Logica e Filosofia della Scienza). Dirige, presso l'editore Raffaello Cortina di Milano, la collana Scienza e idee e collabora, come elzevirista, alle pagine culturali del quotidiano milanese Corriere della Sera. Ha vinto la IV edizione del Premio Nazionale Frascati Filosofia 2012. È attivo in rassegne culturali insieme allo scrittore Luca Gallesi.
Giorello ha diviso i suoi interessi tra lo studio di critica e crescita della conoscenza con particolare riferimento alle discipline fisico-matematiche e l'analisi dei vari modelli di convivenza politica; dalle sue prime ricerche in filosofia e storia della matematica, i suoi interessi si sono poi ampliati verso le tematiche del cambiamento scientifico e delle relazioni tra scienza, etica e politica.La sua visione politica è di stampo liberal democratico e si ispira, tra gli altri, al filosofo inglese John Stuart Mill.
Si è occupato anche di storia della scienza - in particolare le dispute novecentesche sul "metodo" - e di storia delle matematiche (Lo spettro e il libertino). Nel 1981 ha curato con Marco Mondadori l'edizione italiana di Sulla libertà di John Stuart Mill. Giulio Giorello è ateo ed ha scritto a riguardo il libro Senza Dio. Del buon uso dell'ateismo.

lunedì 16 febbraio 2026

Corso di storia della filosofia: Zecchi 1945

Stefano Zecchi 1945

 
Stefano Zecchi (Venezia, 18 febbraio 1945) è un filosofo, accademico, scrittore, giornalista e opinionista italiano, ex professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano. È stato assessore alla cultura al comune di Milano dal 2005 al 2006.

Ha acquistato notorietà anche al di fuori dell'ambito accademico per le sue presenze al Maurizio Costanzo Show negli anni novanta.
Ha studiato al Liceo Classico "Marco Polo" di Venezia. Dopo aver conseguito la Maturità Classica, si è iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano, dove si è laureato in Filosofia con votazione 110/110 e lode, discutendo una tesi sulla fenomenologia di Edmund Husserl (relatore Enzo Paci), e ai problemi della fenomenologia ha dedicato i suoi primi studi filosofici. Dopo la laurea ha insegnato per qualche anno nelle scuole di Milano e provincia. Nel 1979 è diventato professore ordinario, ottenendo la cattedra di Filosofia Teoretica presso l'Università degli Studi di Padova, in cui era stato assistente e docente incaricato da 1972. Dal 1984 al 2013 è stato professore ordinario di estetica presso l'Università degli Studi di Milano.
Ha insegnato in diverse università straniere: tra esse, quella che ricorda con maggiore interesse e che più l'ha coinvolto, è l'Università Tagore di Calcutta, in India. Oltre all'insegnamento ricopre importanti incarichi amministrativi: presidente del corso di laurea in Filosofia dell'Università degli Studi di Milano, consigliere d'amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, presidente dell'Accademia di belle arti di Brera sempre a Milano, membro del consiglio dell'Irer (Istituto per la programmazione scientifica e culturale della Regione Lombardia), rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione presso l'UNESCO per la tutele dei Beni immateriali, consigliere comunale a Venezia e assessore alla cultura a Milano, consigliere d'amministrazione del MAXXI (Museo dell’arte del XXI secolo), consigliere d'amministrazione della Fondazione La Verdi di Milano, consigliere d'amministrazione del Teatro Parenti di Milano.
Dal 2016 è Direttore dell'I.I.S.B.E. (Istituto Internazionale di Scienza della Bellezza) di Milano.
Dopo gli studi sulla fenomenologia di Husserl e della sua scuola, ha affrontato le questioni inerenti ai concetti di “speranza” e di “utopia”, riflettendo sulla filosofia di Ernst Bloch, di cui è stato anche traduttore. Il pensiero di Goethe (di cui ha tradotto diversi saggi sulla scienza, l'arte e la letteratura) e del Romanticismo sono diventati i punti di riferimento essenziali dei suoi studi, che lo hanno portato a concentrare le sue ricerche sul problema e sul significato della bellezza.
È editorialista del quotidiano il Giornale. Partecipa di frequente a trasmissioni televisive come Stasera Italia (su Rete 4) e Bel Tempo si Spera (su TV2000).
Stefano Zecchi è di religione ebraica.
Opere
 Saggio su Husserl (1972)
  Fenomenologia dell'esperienza (1972)
  Utopia e speranza nel comunismo (1974)
  La fenomenologia dopo Husserl nella cultura contemporanea Loescher (1978) ISBN 8820123738
  La fenomenologia (1983)
  La magia dei saggi Jaca Book (1984)
  La fondazione utopica dell'arte. Kant, Schiller, Schelling Unicopli (1984)
  Novalis Unicopli (1986)    Elementi di analisi, costi e benefici ETS (1988)
  Verso dove? (1988)
  La bellezza Arnoldo Mondadori Editore (1990)
  Sillabario del nuovo millennio Mondadori (1993)
  Il brutto e il bello, (1996)
  L'artista armato, Mondadori (1998)
  Capire l'arte Mondadori (1999)
  Storia dell'estetica (2002)
  L'uomo è ciò che guarda, televisione e popolo Mondadori (2005)
  In cammino con l'arte (2008)
  Paradiso Occidente. La nostra decadenza e la seduzione della notte (2016)
  Aiutami a capirlo: l’incontro tra il medico, il genitore ed il bambino. con Paolo Nucci. (2017)
Romanzi
  Estasi Mondadori (1993)
  Sensualità Mondadori (1994) (Premio Bancarella 1996)
  L'incantesimo (1997)
  Fedeltà Mondadori (2001)
  Contro l'immagine (2001)
  Amata per caso Mondadori (2003)
  Il figlio giusto (2007)
  Quando ci batteva forte il cuore Mondadori (2010)
  Rose bianche a Fiume Mondadori (2014)

Corso di storia della filosofia: Marramao 1946

 Giacomo Marramao 1946

Giacomo Marramao (Catanzaro, 18 ottobre 1946) è un filosofo e professore universitario italiano.
Allievo di Eugenio Garin, nel 1969 si è laureato in Filosofia all'Università di Firenze. Dal 1971 al 1975 ha proseguito gli studi all'Università di Francoforte, lavorando soprattutto intorno ai diversi filoni del marxismo italiano ed europeo. Nel 1971 ha pubblicato Marxismo e revisionismo in Italia, rintracciando in Gentile la chiave di volta filosofica del marxismo italiano. Dal 1976 al 1995 ha insegnato "Filosofia della politica" e "Storia delle dottrine politiche" presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Nel 1979 è uscito il suo libro Il politico e le trasformazioni, nel quale ha posto a confronto le tematiche del marxismo europeo degli anni '20-30 con le analisi delle trasformazioni del politico di Carl Schmitt (del cui pensiero egli è stato uno dei primi riscopritori). A partire dal volume Potere e secolarizzazione (1983) è venuto elaborando una teoria simbolica del potere (e del nesso politica-tempo) incentrata sulla ricostruzione ‘archeologica' dei presupposti del razionalismo occidentale.
Fondamentali, nel dibattito politico-culturale e filosofico degli anni Ottanta, le sue collaborazioni a due riviste: Laboratorio politico (1981-1983) diretto da Mario Tronti e il Centauro (1981-1986), diretto da Biagio de Giovanni.
È stato direttore scientifico della Fondazione Basso-Issoco, membro del Collège International de Philosophie di Parigi e professore honoris causa all'Università di Bucarest. Nel 2005 la Presidenza della Repubblica francese gli ha conferito l'onorificenza delle "Palmes Académiques". Nel 2009 ha ricevuto il Premio internazionale di filosofia "Karl-Otto Apel" e nel 2013 il titolo di doctor honoris causa in Filosofia dalla Universidad Nacionál de Córdoba (Argentina).
Ha conseguito altri premi: Premio Pozzale Luigi Russo a Passaggio a Occidente e Premio di filosofia "Viaggio a Siracusa" a La passione del presente.
Insegna filosofia politica e filosofia teoretica presso il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell'Università degli Studi Roma Tre.
Nel 2018 è nominato professore emerito.
Muovendo dallo studio del marxismo italiano ed europeo (Marxismo e revisionismo in Italia, 1971; Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre, 1977), ha analizzato le categorie politiche della modernità (Potere e secolarizzazione, 1983), proponendone, in dialogo con i francofortesi (Il politico e le trasformazioni, 1979) e con M. Weber (L'ordine disincantato, 1985), una ricostruzione simbolico-genealogica. Secondo questa lettura, che riprende le ipotesi storico-filosofiche di Karl Löwith, nelle forme moderne di organizzazione sociale si depositano significati che derivano da un processo di secolarizzazione dei contenuti religiosi, ossia dalla riproposizione in dimensione mondana dell'orizzonte simbolico cristiano. In particolare, la secolarizzazione ha il suo centro in un processo di «temporalizzazione della storia», in virtù del quale le categorie del tempo (che traducono l'escatologia cristiana in una generica apertura al futuro: progresso, rivoluzione, liberazione, etc.) assumono centralità crescente nelle rappresentazioni politiche della modernità. Su queste considerazioni, riprese anche in Dopo il Leviatano (1995 - nuova edizione ampliata 2013), Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione (2003 - nuova edizione 2009), La passione del presente (2008), Contro il potere (2011), si è innestata via via una tematizzazione esplicita del problema filosofico della temporalità, che per molti aspetti anticipa sia le tesi oggi in voga intorno alla "accelerazione" e al rapporto politica-velocità, sia i temi dello spatial turn, della "svolta spaziale" contemporanea. Contro le concezioni bergsoniana e heideggeriana, che delineano con sfumature diverse una forma pura della temporalità, più originaria rispetto alle sue rappresentazioni/spazializzazioni, Marramao argomenta l'inscindibilità del nesso tempo-spazio e, richiamandosi tra l'altro alla fisica contemporanea, riconduce la struttura del tempo a un profilo aporetico e impuro, rispetto a cui la dimensione dello spazio costituisce il riferimento formale per pensarne i paradossi. (Minima temporalia, 1990 - nuova edizione 2005 - e Kairós. Apologia del tempo debito, 1992 - nuova edizione 2005).


sabato 14 febbraio 2026

Corso di storia della filosofia: Cavarero 1947

Adriana Cavarero 1947

Adriana Cavarero è una filosofa italiana nata il 17 novembre 1947 a Bra, in Italia. È conosciuta per il suo lavoro in diverse aree della filosofia, tra cui la filosofia politica, la filosofia femminista, la filosofia dell'identità e la filosofia della voce. Cavarero è stata una delle voci più influenti nella riflessione filosofica contemporanea sull'identità personale, la soggettività e la narrazione.

Ecco alcuni dei concetti e dei contributi più noti di Adriana Cavarero:
Voce e Narrazione: Cavarero è famosa per il suo lavoro sulla voce e la narrazione, in particolare nel suo libro "For More than One Voice" (1995). In questo testo, analizza il ruolo della voce nel costituire l'identità e la relazione con gli altri. La voce è vista come un'indicazione della nostra unicità e del nostro legame con il mondo.

Filosofia Politica: Cavarero ha anche contribuito alla filosofia politica, esplorando questioni di giustizia, pluralismo e cittadinanza. Il suo libro "Tu che mi guardi, tu che mi racconti" (2000) analizza la politica della testimonianza e il ruolo delle storie personali nella sfera pubblica.

Filosofia Femminista: Cavarero è una figura importante nella filosofia femminista italiana. Ha scritto sull'importanza di una filosofia che tenga conto delle esperienze delle donne e delle questioni di genere.

Hannah Arendt: Cavarero ha studiato e scritto ampiamente sull'opera di Hannah Arendt, una filosofa politica e teorica sociale del XX secolo. La sua interpretazione delle opere di Arendt ha avuto un impatto significativo sulla comprensione della teoria politica di questa autrice. 

Identità e Differenza: La riflessione di Cavarero si è concentrata sulla questione dell'identità personale, dell'alterità e della differenza. Ha esplorato come la voce, la narrazione e l'ascolto possano contribuire a definire chi siamo e come ci rapportiamo agli altri.Adriana Cavarero è una figura chiave nella filosofia contemporanea e ha influenzato una vasta gamma di campi, tra cui la filosofia, la teoria politica, la filosofia femminista e la teoria della narrativa. Il suo lavoro ha aperto nuove prospettive sulla natura umana e sulle dinamiche delle relazioni umane.

venerdì 13 febbraio 2026

Corso di storia della filosofia: Benvenuto 1948

Sergio Benvenuto 1948


Sergio Benvenuto (nato nel 1948) è un filosofo, psicoanalista e scrittore italiano.

È noto per i suoi contributi nella teoria psicoanalitica e per il suo lavoro interdisciplinare

che si estende dalla filosofia alla cultura contemporanea. Ecco alcune informazioni sui

suoi contributi e interessi principali:

Psicoanalisi: Sergio Benvenuto è uno psicoanalista di formazione e ha lavorato su diverse tematiche psicoanalitiche. Ha scritto su concetti fondamentali della psicoanalisi, tra cui l'inconscio, il desiderio e la sessualità.

Filosofia: Ha un forte interesse per la filosofia continentale e ha contribuito all'interpretazione e all'applicazione della filosofia fenomenologica e post-strutturalista nella teoria psicoanalitica e nella critica culturale.

Teoria della cultura: Benvenuto ha scritto ampiamente sulla cultura contemporanea e la società. Ha affrontato questioni legate all'identità, al genere, alla sessualità e all'arte nella cultura contemporanea.

Letteratura e critica letteraria: Ha pubblicato diversi libri sulla letteratura e sulla critica letteraria, esplorando la relazione tra la letteratura e la psicoanalisi. Ha anche scritto saggi sulla scrittura creativa e sull'opera di autori come Marcel Proust.

Cultura visiva: Ha contribuito alla cultura visiva con analisi critiche sulle immagini e l'arte contemporanea, concentrandosi su questioni come l'iconografia, l'immagine del corpo e l'arte contemporanea.

Sergio Benvenuto è noto per il suo approccio interdisciplinare e per la sua capacità di collegare la psicoanalisi, la filosofia e la cultura contemporanea. Ha scritto numerosi articoli e libri e ha partecipato attivamente ai dibattiti intellettuali in Italia e all'estero. La sua vasta gamma di interessi spazia dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla letteratura alla cultura visiva, contribuendo in modo significativo alla comprensione delle dinamiche della mente umana e della cultura contemporanea.



giovedì 12 febbraio 2026

Corso di storia della filosofia: Veneziani 1955

Marcello Veneziani 1955

Marcello Veneziani (Bisceglie, 17 febbraio 1955) è un giornalista, scrittore e filosofo italiano.
Laureato in filosofia all'Università di Bari, inizia la carriera di giornalista nel 1977 collaborando al periodico Voce del Sud di Lecce. Poi, nel 1979, entra nella redazione barese del quotidiano Il Tempo. Giornalista professionista dal 1982. Scrive a lungo su Il Giornale, collabora con Il Messaggero, La Repubblica, La Stampa, il Secolo d'Italia, L'Espresso, Panorama, Il Mattino, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Gazzetta del Mezzogiorno. Redattore del Giornale Radio Rai di mezzanotte, prende parte a vari programmi televisivi e da vent'anni collabora come commentatore della Rai. Attualmente è editorialista con Il Tempo, La Verità e Panorama.
Ritenuto uno tra gli intellettuali di spicco della destra italiana, Veneziani ha significativamente tentato di rivalutare, in diverse pubblicazioni, l'operato del pensatore tradizionalista Julius Evola. In diverse sue pubblicazioni Veneziani ha sviluppato una dura critica alla globalizzazione incentrata, in particolare, sul profilo culturale: Veneziani sostiene la tradizione patriottica e cristiana dell'Europa contro la filosofia del mondialismo e quella che ha più volte definito "retorica dei diritti umani".
Nel 1995 pubblicò il saggio Sinistra e destra: risposta a Norberto Bobbio, in esplicita polemica col libro del filosofo torinese Destra e sinistra, uscito l'anno precedente. Nel suo saggio Veneziani, accusando Bobbio di compromissioni col regime fascista, scrisse che se «un antifascista come Bobbio ha potuto far carriera sotto il fascismo, allora vuol dire che non è stato quel regime totalitario e liberticida che lo stesso Bobbio ha descritto; oppure che Bobbio era allineato con il regime, benché risultasse nel movimento Giustizia e Libertà». A tali accuse Bobbio rispose con una lettera a Marcello Veneziani che, assieme alla controreplica di Veneziani, fu pubblicata sul Corriere della Sera del 13 agosto 1995.
Nel luglio 2012 pubblicò su Il Giornale un provocatorio articolo in cui affermava come «la specie umana abbia cambiato programma e usi la promozione dell'omosessualità, anche in tv, come una delle astuzie per estinguersi». L'articolo suscitò reazioni indignate.


mercoledì 11 febbraio 2026

Corso di storia della filosofia: Williamson 1955

Timothy Williamson
Il filosofo delle frontiere del sapere

Quando pensiamo alla filosofia contemporanea, spesso ci viene in mente un territorio complesso, fatto di concetti astratti, linguaggi tecnici e ragionamenti che sembrano lontani dalla vita quotidiana. Ma c’è un filosofo inglese che ha saputo mantenere questo rigore senza mai rinunciare alla chiarezza delle idee: Timothy Williamson (1955–), considerato uno dei più importanti pensatori viventi nel campo dell’epistemologia e della logica.

Nato nel Regno Unito, Williamson ha attraversato le università più prestigiose del mondo – da Oxford a Yale – e ha dato un’impronta originale alla filosofia analitica, quella corrente che ama i ragionamenti precisi, la logica stringente e i concetti ben definiti. Non è mai stato un autore “di moda”: il suo lavoro richiede attenzione e concentrazione, ma è proprio questa serietà a renderlo una delle voci più rispettate e ascoltate oggi.

Il cuore della sua filosofia: il sapere come stato mentale

Se dovessimo riassumere in poche parole il contributo di Williamson, potremmo dire che ha rivoluzionato il modo in cui pensiamo al sapere.
Tradizionalmente, la filosofia diceva: “sapere qualcosa” significa avere una credenza vera giustificata. Una definizione che risale a Platone e che, con mille correzioni, ha dominato per secoli. Ma Williamson ha alzato la mano e ha detto: forse è il contrario.

Nel suo libro più influente, Knowledge and Its Limits (2000), propone l’idea che il sapere non sia una combinazione di credenze, verità e giustificazioni, ma piuttosto uno stato mentale primitivo. In altre parole: non possiamo ridurre il sapere ad altro. Sapere è una condizione fondamentale, qualcosa che esiste a sé stante, come “vedere” o “sentire dolore”.

Questo cambio di prospettiva sembra sottile, ma è enorme: significa trattare il sapere come la base di partenza, non come la somma di pezzi separati. Un po’ come dire che l’acqua non è solo idrogeno più ossigeno, ma una sostanza con proprietà sue, irreducibili.

Oltre l’epistemologia: la logica e i limiti del linguaggio

Williamson non si è fermato all’epistemologia. È anche un grande esperto di logica formale e filosofia del linguaggio. Ha affrontato temi difficilissimi, come i paradossi vaghi.
Un esempio? Il classico paradosso del mucchio: se togli un granello di sabbia da un mucchio, resta un mucchio. Ma se togli granello dopo granello, a un certo punto il mucchio scompare… ma quando, esattamente? Williamson risponde a questi enigmi con teorie matematiche e logiche raffinatissime, dimostrando che la filosofia non è solo speculazione, ma anche precisione concettuale.

Lo stile: rigore senza fronzoli

Chi legge Williamson nota subito una cosa: non è un autore che ama le metafore o i voli retorici. La sua prosa è asciutta, dritta al punto, quasi matematica. Alcuni la trovano ostica, ma altri la vedono come una virtù: leggere Williamson significa entrare in un laboratorio di idee, dove nulla è lasciato al caso.

Eppure, dietro questa austerità, c’è sempre un obiettivo più ampio: capire come pensiamo, come conosciamo, come usiamo le parole. Non è un accademico che scrive per pochi: le sue teorie hanno un impatto diretto sulla filosofia della scienza, sulla logica, persino sulla politica del sapere in un mondo dominato dalle fake news.

Perché ci riguarda

Può sembrare che le riflessioni di Williamson vivano in torri d’avorio, ma in realtà ci toccano ogni giorno.

  • Quando ci chiediamo: “Come faccio a sapere se quello che leggo è vero?”, stiamo usando strumenti epistemologici.
  • Quando discutiamo di cosa significa “essere giusti” o “essere liberi”, stiamo maneggiando concetti vaghi che lui stesso ha studiato.
  • Quando il mondo sembra sommerso da informazioni, Williamson ci ricorda che il sapere è una bussola fondamentale, che non si riduce a un’opinione ben giustificata, ma ha una sua solidità propria.

L’eredità in corso

Oggi Timothy Williamson continua a insegnare e a scrivere, e il suo pensiero resta un punto di riferimento per chiunque si avvicini alla filosofia analitica. È un esempio raro di rigore intellettuale che non teme la complessità, ma al tempo stesso sa affrontare le domande più semplici: che cosa significa sapere? come distinguiamo la verità dall’illusione?

In un’epoca in cui spesso confondiamo informazione con conoscenza, Williamson ci ricorda che il sapere è qualcosa di più profondo, più stabile, più umano. E che vale sempre la pena difenderlo.


Corso di storia della filosofia: Giorello 1945

  Giulio Giorello 1945 Giulio Giorello (Milano, 14 maggio 1945) è un filosofo, accademico ed epistemologo italiano. Giulio Giorello ha conse...