Giulio Giorello 1945

Giulio Giorello 1945

Stefano Zecchi 1945

Giacomo Marramao 1946


Adriana Cavarero è una filosofa italiana nata il 17 novembre 1947 a Bra, in Italia. È conosciuta per il suo lavoro in diverse aree della filosofia, tra cui la filosofia politica, la filosofia femminista, la filosofia dell'identità e la filosofia della voce. Cavarero è stata una delle voci più influenti nella riflessione filosofica contemporanea sull'identità personale, la soggettività e la narrazione.
Ecco alcuni dei concetti e dei contributi più noti di Adriana Cavarero:
Voce e Narrazione: Cavarero è famosa per il suo lavoro sulla voce e la narrazione, in particolare nel suo libro "For More than One Voice" (1995). In questo testo, analizza il ruolo della voce nel costituire l'identità e la relazione con gli altri. La voce è vista come un'indicazione della nostra unicità e del nostro legame con il mondo.
Filosofia Politica: Cavarero ha anche contribuito alla filosofia politica, esplorando questioni di giustizia, pluralismo e cittadinanza. Il suo libro "Tu che mi guardi, tu che mi racconti" (2000) analizza la politica della testimonianza e il ruolo delle storie personali nella sfera pubblica.
Filosofia Femminista: Cavarero è una figura importante nella filosofia femminista italiana. Ha scritto sull'importanza di una filosofia che tenga conto delle esperienze delle donne e delle questioni di genere.
Hannah Arendt: Cavarero ha studiato e scritto ampiamente sull'opera di Hannah Arendt, una filosofa politica e teorica sociale del XX secolo. La sua interpretazione delle opere di Arendt ha avuto un impatto significativo sulla comprensione della teoria politica di questa autrice.
Identità e Differenza: La riflessione di Cavarero si è concentrata sulla questione dell'identità personale, dell'alterità e della differenza. Ha esplorato come la voce, la narrazione e l'ascolto possano contribuire a definire chi siamo e come ci rapportiamo agli altri.Adriana Cavarero è una figura chiave nella filosofia contemporanea e ha influenzato una vasta gamma di campi, tra cui la filosofia, la teoria politica, la filosofia femminista e la teoria della narrativa. Il suo lavoro ha aperto nuove prospettive sulla natura umana e sulle dinamiche delle relazioni umane.

Sergio Benvenuto (nato nel 1948) è un filosofo, psicoanalista e scrittore italiano.
È noto per i suoi contributi nella teoria psicoanalitica e per il suo lavoro interdisciplinare
che si estende dalla filosofia alla cultura contemporanea. Ecco alcune informazioni sui
suoi contributi e interessi principali:
Psicoanalisi: Sergio Benvenuto è uno psicoanalista di formazione e ha lavorato su diverse tematiche psicoanalitiche. Ha scritto su concetti fondamentali della psicoanalisi, tra cui l'inconscio, il desiderio e la sessualità.
Filosofia: Ha un forte interesse per la filosofia continentale e ha contribuito all'interpretazione e all'applicazione della filosofia fenomenologica e post-strutturalista nella teoria psicoanalitica e nella critica culturale.
Teoria della cultura: Benvenuto ha scritto ampiamente sulla cultura contemporanea e la società. Ha affrontato questioni legate all'identità, al genere, alla sessualità e all'arte nella cultura contemporanea.
Letteratura e critica letteraria: Ha pubblicato diversi libri sulla letteratura e sulla critica letteraria, esplorando la relazione tra la letteratura e la psicoanalisi. Ha anche scritto saggi sulla scrittura creativa e sull'opera di autori come Marcel Proust.
Cultura visiva: Ha contribuito alla cultura visiva con analisi critiche sulle immagini e l'arte contemporanea, concentrandosi su questioni come l'iconografia, l'immagine del corpo e l'arte contemporanea.
Sergio Benvenuto è noto per il suo approccio interdisciplinare e per la sua capacità di collegare la psicoanalisi, la filosofia e la cultura contemporanea. Ha scritto numerosi articoli e libri e ha partecipato attivamente ai dibattiti intellettuali in Italia e all'estero. La sua vasta gamma di interessi spazia dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla letteratura alla cultura visiva, contribuendo in modo significativo alla comprensione delle dinamiche della mente umana e della cultura contemporanea.
Marcello Veneziani 1955

Quando pensiamo alla filosofia contemporanea, spesso ci viene in mente un territorio complesso, fatto di concetti astratti, linguaggi tecnici e ragionamenti che sembrano lontani dalla vita quotidiana. Ma c’è un filosofo inglese che ha saputo mantenere questo rigore senza mai rinunciare alla chiarezza delle idee: Timothy Williamson (1955–), considerato uno dei più importanti pensatori viventi nel campo dell’epistemologia e della logica.
Nato nel Regno Unito, Williamson ha attraversato le università più prestigiose del mondo – da Oxford a Yale – e ha dato un’impronta originale alla filosofia analitica, quella corrente che ama i ragionamenti precisi, la logica stringente e i concetti ben definiti. Non è mai stato un autore “di moda”: il suo lavoro richiede attenzione e concentrazione, ma è proprio questa serietà a renderlo una delle voci più rispettate e ascoltate oggi.
Nel suo libro più influente, Knowledge and Its Limits (2000), propone l’idea che il sapere non sia una combinazione di credenze, verità e giustificazioni, ma piuttosto uno stato mentale primitivo. In altre parole: non possiamo ridurre il sapere ad altro. Sapere è una condizione fondamentale, qualcosa che esiste a sé stante, come “vedere” o “sentire dolore”.
Questo cambio di prospettiva sembra sottile, ma è enorme: significa trattare il sapere come la base di partenza, non come la somma di pezzi separati. Un po’ come dire che l’acqua non è solo idrogeno più ossigeno, ma una sostanza con proprietà sue, irreducibili.
Chi legge Williamson nota subito una cosa: non è un autore che ama le metafore o i voli retorici. La sua prosa è asciutta, dritta al punto, quasi matematica. Alcuni la trovano ostica, ma altri la vedono come una virtù: leggere Williamson significa entrare in un laboratorio di idee, dove nulla è lasciato al caso.
Eppure, dietro questa austerità, c’è sempre un obiettivo più ampio: capire come pensiamo, come conosciamo, come usiamo le parole. Non è un accademico che scrive per pochi: le sue teorie hanno un impatto diretto sulla filosofia della scienza, sulla logica, persino sulla politica del sapere in un mondo dominato dalle fake news.
Può sembrare che le riflessioni di Williamson vivano in torri d’avorio, ma in realtà ci toccano ogni giorno.
Oggi Timothy Williamson continua a insegnare e a scrivere, e il suo pensiero resta un punto di riferimento per chiunque si avvicini alla filosofia analitica. È un esempio raro di rigore intellettuale che non teme la complessità, ma al tempo stesso sa affrontare le domande più semplici: che cosa significa sapere? come distinguiamo la verità dall’illusione?
In un’epoca in cui spesso confondiamo informazione con conoscenza, Williamson ci ricorda che il sapere è qualcosa di più profondo, più stabile, più umano. E che vale sempre la pena difenderlo.
Giulio Giorello 1945 Giulio Giorello (Milano, 14 maggio 1945) è un filosofo, accademico ed epistemologo italiano. Giulio Giorello ha conse...