domenica 12 aprile 2026

Corso di storia della filosofia: Feuerbach 1804

Ludwig Feuerbach 1804


Ludwig Feuerbach (1804–1872): l’uomo che rovesciò Dio

Nel cuore dell’Ottocento tedesco, Ludwig Feuerbach, nato a Landshut nel 1804, si afferma come un pensatore radicale che rompe con l’idealismo hegeliano per affermare il primato dell’uomo sulla divinità. È lui a compiere un gesto intellettuale decisivo: trasformare la teologia in antropologia.

Allievo di Hegel, inizialmente ne abbraccia il sistema dialettico, ma presto se ne allontana per denunciarne l’astrattezza. Nell’opera capitale “L’essenza del Cristianesimo” (1841), Feuerbach sostiene che Dio non è altro che il riflesso idealizzato delle qualità umane: l’uomo proietta fuori di sé i propri desideri, potenze e aspirazioni, dando vita al concetto di divinità. In altre parole: non è Dio a creare l’uomo, ma l’uomo a creare Dio.

Feuerbach è il pensatore della concretezza sensibile, dell’uomo reale in carne e ossa, con i suoi bisogni, affetti e relazioni. Per lui la religione va decodificata come un’espressione simbolica e alienata dell’essere umano: l’alienazione religiosa anticipa, in chiave esistenziale, quella che sarà poi l’alienazione economica di Marx.

Il suo pensiero si fonda su un umanesimo materialista: l’unica verità sta nella natura, nella corporeità, nell’amore e nella comunione umana. La filosofia, dunque, non deve cercare Dio o l’Idea, ma comprendere e liberare l’uomo.

Nonostante sia stato marginalizzato dalla filosofia accademica, Feuerbach influenzò profondamente Marx, Engels, Nietzsche e Freud, aprendo la strada alla “filosofia del sospetto” e a una visione laica e critica della religione.

sabato 11 aprile 2026

Corso di storia della filosofia: Kirkegaard 1813

Soren Kirkegaard 1813

Contesto Biografico e Spirituale

Søren Kierkegaard nacque il 5 maggio 1813 a Copenaghen, in una famiglia profondamente religiosa e segnata da una visione pietistica della vita cristiana. Il padre, Michael Pedersen Kierkegaard, era un uomo colto, severo e ossessionato dal senso di colpa e dalla consapevolezza del peccato, influenze che plasmarono profondamente la mente del giovane Søren. Kierkegaard studiò teologia all’Università di Copenaghen, ma presto si distaccò dalle forme istituzionalizzate della religione per inseguire una visione più intima e radicale della fede.

Filosofia dell’Esistenza

Kierkegaard è considerato il primo filosofo dell’esistenza perché sposta l’attenzione dalla totalità astratta della realtà (come faceva Hegel) all’individuo concreto, in carne e ossa, posto di fronte all’angoscia, alla scelta e alla fede.

1. L’individuo come verità

Kierkegaard insiste sull’importanza dell’individuo: non esiste verità oggettiva che possa sostituire l’esperienza soggettiva. La verità, per lui, è una questione di esistenza: si "diventa" la verità vivendola.

2. Angoscia e libertà

Nel saggio Il concetto dell’angoscia (1844), Kierkegaard definisce l’angoscia come la vertigine della libertà: l’uomo, essendo libero di scegliere, sperimenta il peso del possibile e dell’infinita responsabilità. L’angoscia non è un sintomo patologico, ma una dimensione strutturale della condizione umana.

3. La fede come paradosso

In Timore e tremore (1843), Kierkegaard analizza la figura di Abramo, pronto a sacrificare suo figlio Isacco per obbedire a Dio. Questo gesto rappresenta il "paradosso della fede": un atto irrazionale, incomprensibile all’etica umana, ma giustificato in un rapporto assoluto con l’Assoluto.

Gli Stadi dell’Esistenza

Kierkegaard identifica tre stadi dell’esistenza, che rappresentano diverse modalità di vivere la propria vita:

  • Estetico: caratterizzato dalla ricerca del piacere, dell’arte, della bellezza, ma segnato dalla disperazione nascosta dietro la noia e la mancanza di senso.
  • Etico: l’individuo riconosce la responsabilità morale e si impegna nella società, nel matrimonio, nel lavoro. Tuttavia, anche questo stadio può condurre alla disperazione, se manca un rapporto autentico con Dio.
  • Religioso: lo stadio supremo, dove si accetta la propria finitezza e si stabilisce un legame diretto con Dio attraverso la fede. È lo stadio del “salto” nell’irrazionale, nel paradosso.

Scrittura e Pseudonimi

Kierkegaard pubblicò molte delle sue opere sotto pseudonimi, come Johannes de Silentio, Anti-Climacus, Victor Eremita. Questo metodo serviva a evitare l’autorità dell’autore, presentando diverse prospettive su problemi esistenziali senza imporre una dottrina univoca.

Eredità e Influenza

Anche se poco compreso durante la sua vita, Kierkegaard ha avuto un’enorme influenza su filosofi e teologi del Novecento, tra cui Martin Heidegger, Karl Jaspers, Jean-Paul Sartre e Paul Tillich. La sua enfasi sulla soggettività e sulla fede come relazione personale con Dio ha anticipato molte questioni dell’esistenzialismo e della teologia contemporanea.

venerdì 10 aprile 2026

Corso di storia della filosofia: Marx 1818

Karl Marx 1818

Karl Marx (1818-1883) è stato un filosofo, economista e politico tedesco, noto soprattutto come il fondatore del marxismo. Le sue opere hanno avuto un impatto profondo e duraturo sulla teoria politica, economica e sociale, e il suo pensiero ha influenzato significativamente il corso della storia mondiale. Ecco alcune delle principali idee e contribuzioni di Karl Marx:

Materialismo storico: Marx è noto per aver sviluppato il concetto di "materialismo storico", un approccio alla comprensione della storia umana in cui gli sviluppi sociali e politici sono visti come il risultato di forze economiche e materiali. Marx sosteneva che la lotta di classe fosse il motore della storia e che la struttura economica di una società fosse determinante per la sua organizzazione politica e sociale.

Lotta di classe: Una delle idee centrali di Marx è la concezione della lotta di classe, in cui la società è divisa in classi sociali con interessi conflittuali. Ha identificato la borghesia (i capitalisti) e il proletariato (i lavoratori) come le due principali classi in lotta nel capitalismo. La sua teoria prevedeva che questa lotta di classe avrebbe portato alla rivoluzione proletaria.

Comunismo: Marx è famoso per aver scritto, insieme a Friedrich Engels, il "Manifesto del Partito Comunista" nel 1848. Nel manifesto, Marx ha esposto il suo obiettivo di eliminare la proprietà privata dei mezzi di produzione e stabilire una società senza classi basata sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione, nota come "comunismo".

Critica del capitalismo: Marx ha analizzato criticamente il sistema capitalista, sostenendo che fosse intrinsecamente ingiusto e basato sull'oppressione della classe lavoratrice. Ha esaminato i concetti di alienazione e sfruttamento nel contesto del capitalismo, sottolineando come i lavoratori fossero alienati dal prodotto del loro lavoro e sfruttati attraverso la produzione di plusvalore per i capitalisti.

Teoria del valore del lavoro: Marx ha sviluppato una teoria del valore basata sul lavoro, sostenendo che il valore di un bene o di un servizio fosse determinato dalla quantità di lavoro necessaria per produrlo. Questo concetto è in contrasto con la teoria del valore del libero mercato sostenuta da economisti come Adam Smith.

Critica dell'ideologia: Marx ha sviluppato la teoria dell'ideologia, sostenendo che le idee e le credenze di una società riflettessero spesso gli interessi delle classi dominanti. Ha introdotto il concetto di "falsa coscienza", che rappresenta la mancanza di consapevolezza da parte dei lavoratori dei loro veri interessi a causa dell'ideologia dominante.

Rivoluzione proletaria: Marx ha previsto che la lotta di classe avrebbe portato alla rottura del sistema capitalista e alla creazione di una società comunista attraverso una rivoluzione proletaria. La sua visione era che il proletariato avrebbe preso il controllo dei mezzi di produzione e istituito una società senza classi.

giovedì 9 aprile 2026

Corso di storia della filosofia: Husserl 1859

Edmund Husserl 1859


Husserl , Edmund. - Filosofo tedesco (Prossnitz, od. Prostějov, Moravia, 1859 - Friburgo in Brisgovia 1938). Fondatore della moderna fenomenologia, ha fornito sostanziali contributi allo sviluppo di un concetto di filosofia come scienza a priori, teorizzando la messa tra parentesi (epochè) dei presupposti del senso comune (l'esistenza di una realtà esterna al soggetto, le caratteristiche psicologiche del soggetto stesso), al fine di raggiungere una condizione di contemplazione disinteressata che permette di cogliere l'essenza stessa dei fenomeni. Il suo pensiero ha avuto larga influenza su molti filosofi contemporanei: sull'esistenzialismo di M. Heidegger (soprattutto su Essere e tempo), sul pensiero di J.-P. Sartre e, in modo particolare, sulle ricerche di M. Merleau-Ponty (per non parlare della sua diffusione in ambito tedesco: v. per es. l'etica di M. Scheler). In campo psicologico F. Buytendjik e, per quanto riguarda la psicanalisi (analisi esistenziale), L. Binswanger, hanno avvertito le possibilità di applicazione dei metodi husserliani. Tra le sue opere principali: Philosophie als strenge Wissenschaft (1910); Ideen zu einer reinen Phänomenologie und phänomenologischen Philosophie (1913); Die Krisis der europäischen Wissenschaften, 1936). Laureatosi in matematica con una tesi sul calcolo delle variazioni, fu successivamente per breve tempo assistente di K. Weierstrass. Allievo di F. Brentano a Vienna (1884-86), ne subì profondamente l'influenza, e si dedicò poi in modo esclusivo alla filosofia. Fu professore a Gottinga (dal 1906) e a Friburgo (dal 1916) e diresse il Jahrbuch für Philosophie und phänomenologische Forschung (11 voll., 1913-30). La sua prima opera (in cui sono rifuse le tesi di Über den Begriff der Zahl, 1887), la Philosophie der Arithmetik (1891), è una analisi dei concetti della matematica, ricondotti agli atti psicologici (la molteplicità, per es., è connessa all'atto del collegare) che ne costituirebbero il fondamento. Nel primo volume delle Logische Untersuchungen (Prolegomena zur reinen Logik, 1900), l'opera che inaugura la riflessione fenomenologica di H., la psicologia viene considerata ormai scienza empirica e ogni psicologismo rifiutato come inadeguato. Prende corpo l'idea di una filosofia come scienza rigorosa, come scienza a priori, autonoma. Con la già citata Philosophie als strenge Wissenschaft H. condanna qualsiasi spiegazione naturalistica e storicistica (come, per es., quella di W. Dilthey). Nasce la fenomenologia come "psicologia descrittiva", filosofia senza presupposti; le indagini dell'ultima parte delle Logische Untersuchungen, sul giudizio e il significato, propongono la teoria dell'intenzionalità come strumento privilegiato di analisi. Ogni coscienza è "coscienza di" (sia il suo oggetto un oggetto reale o no); essa implica necessariamente un correlato. L'esperienza, per poter essere determinata significativamente e diventare oggetto di discorso, per poter giungere a essere formulata in proposizioni necessarie e universali, deve pur sempre rinviare a una struttura, a un eidos, oggetto di una particolare intuizione, l'intuizione eidetica, anche se l'essenza stessa non può cogliersi che in un'intuizione dell'individuale. S'innesta a questo punto l'esigenza di prescindere, in un'analisi rigorosa, dai presupposti "obiettivanti" del senso comune e della teorizzazione scientifica, di prescindere cioè dall'"atteggiamento naturale", che inquadra e categorizza la realtà secondo presupposti impliciti, ma non per questo meno condizionanti (si presuppone, tra l'altro, l'esistenza di una "natura"). Si tratta di mettere il mondo tra parentesi (di ricorrere cioè all'epochè), di attuare la "riduzione fenomenologica", onde permettere il raggiungimento di un piano descrittivo puro e approdare a un'evidenza apodittica, tale cioè da non poter essere rifiutata. Il già citato studio Ideen zu einer reinen Phänomenologie und phänomenologischen Philosophie (3 voll.) rappresenta un approfondimento del pensiero di H. in questa direzione (s'introduce la distinzione tra noesi, atto della coscienza, e noema, contenuto, oggetto presente alla coscienza, da studiarsi nella peculiarità del suo esser-dato). Le analisi fenomenologiche precedenti avevano permesso a H. di fondare la logica e la matematica come scienze a priori e di aspirare nel contempo a un'ontologia comprensiva su base eidetica. H. si volge ora a elaborare ulteriormente la nozione di riduzione fenomenologica in direzione trascendentale; l'unico residuo che sfugge a qualsiasi riduzione è l'io trascendentale in quanto coscienza pura, pura soggettività, soggettività costituente; il fondamento della logica è anche quello dell'ontologia, ma entrambi rinviano a una soggettività trascendentale. È questa la fase più discussa (e meno accettata anche tra i fenomenologi) del pensiero di H. (Méditations cartésiennes, 1931). Gli ultimi scritti sviluppano l'idea di un io trascendentale correlato al mondo e propongono la tematica dell'intersoggettività, degli altri io, mettendo particolarmente l'accento sulla descrizione delle modalità della nostra esperienza comune, sui requisiti di coerenza e adeguatezza dei diversi tipi di esperienza, indagati "riflessivamente". Nell'ultima opera pubblicata, Die Krisis der europäischen Wissenschaften, H. vuole denunciare la crisi della scienza occidentale, originata dall'incapacità di analizzare i presupposti di quell'atteggiamento naturalistico che ormai la condiziona in modo definitivo; recuperare la dimensione di un'esperienza originaria (antepredicativa), recuperare il mondo della vita (Lebenswelt), attraverso una sempre più approfondita analisi fenomenologica, è ora il compito della filosofia. Tra le opere di H. pubblicate durante la sua vita sono da menzionare, oltre alle già citate, le Vorlesungen zur Phänomenologie des inneren Zeitbewusstseins, 1917, edite da M. Heidegger, e Formale und transzendentale Logik, 1929; tra le inedite Erfahrung und Urteil (post., 1939, a cura di L. Landgrebe). I manoscritti di H. (circa 40.000 pagine), trasportati dopo la sua morte a Lovanio, hanno permesso una riedizione critica delle sue opere nonché la pubblicazione d'importanti inediti, a cura degli Archives-H., diretti da H. van Breda. I volumi finora usciti comprendono tra l'altro gli inediti Die Idee der Phänomenologie (1907), Erste Philosophie (1923-24) e Phänomenologische Psychologie (1935).

mercoledì 8 aprile 2026

Corso di storia della filosofia: Bergson 1859

Henri-Louis Bergson 1859

Henri-Louis Bergson filosofo francese (Parigi 1859 - ivi 1941).

Uscito dall’École Normale nel 1881, con una formazione essenzialmente positivistica, divenne nello

stesso anno agrégé de philosophie. Nel 1889, con la tesi Essai sur les données immédiates de la

conscience (trad. it. Saggio sui dati immediati della coscienza) e la dissertazione Quid Aristoteles de

loco senserit, conseguì il dottorato nella Sorbona. Nel 1900 iniziò a insegnare al Collège de France e

dal ’10 al ’24 occupò la cattedra di filosofia moderna, tenendo corsi frequentatissimi sulla libertà,

l’idea di tempo, Plotino, Berkeley, Spencer, ecc. La Sorbona gli chiuse invece le porte, per l’ostilità

degli ambienti accademici più tradizionali. Membro dell’Académie Française, nel 1927 gli fu conferito

il premio Nobel per la letteratura. Nel primo dopoguerra, rappresentò la Francia nell’assemblea della

Società delle Nazioni, nella sezione per la cooperazione intellettuale. Condusse una vita appartata e

dedita allo studio. Nel suo testamento lasciò scritto che, benché l’evoluzione del suo pensiero lo avesse

portato al cattolicesimo, egli, ebreo, non aveva voluto battezzarsi per non abbandonare i suoi

correligionari, perseguitati dai regimi totalitari dei quali fu tenace oppositore.

Tre opere, l’Essai, già citato, Matière et mémoire (1896; trad. it. Materia e memoria. Saggio sulla

relazione tra il corpo e lo spirito), L’évolution créatrice (1907; trad. it. L’evoluzione creatrice), segnano

lo sviluppo della filosofia di Bergson. Nella prima è definito il concetto, centrale nel pensiero del

filosofo, del tempo vissuto, o durata, attraverso una verifica interna. Se noi astraiamo dallo spazio,

dai concetti dell’intelletto e dal linguaggio, strumento di rapporti di ordine sociale, immergendoci nel

più profondo di noi stessi, veniamo a contatto immediato con una realtà che è assolutamente qualitativa,

mobile e indivisa. Essa è costituita da stati di coscienza che si fondono in maniera da produrre una

continuità vivente, un amalgama in continua evoluzione, un flusso sempre nuovo e originale, ma la

cui eterogeneità è tale che ogni suo momento, ricco com’è del passato e già contenente il futuro,

rispecchia a suo modo il tutto. Questa è la durata, che non è riconducibile alle categorie dell’unità e

della molteplicità, e quindi nemmeno allo spazio, al numero, alla misura. Lo spazio è omogeneità

quantitativa, la durata eterogeneità qualitativa; il primo può essere scomposto e ricomposto secondo leggi,

l’altra ha un ritmo proprio, semplice, individuale e imprevedibile. A partire da questa realtà, che

costituisce la vera spiritualità dell’uomo, B. sviluppa una critica del tempo fisico-matematico.

Questo comprende soltanto una serie di simultaneità o una successione di istanti perfettamente uguali e del tutto staccati l’uno dall’altro, e si lascia sfuggire la specificità della durata, che è invece flusso. La fisica proietta all’esterno questo movimento interiore e lo ‘spazializza’, rappresentandolo, per es. secondo lo schema dei quadranti dell’orologio che dividono il fluire del tempo in momenti successivi staccati tra loro. Ma questa è solo un’astrazione. La scienza fisico-matematica nasce da esigenze di carattere economico, per ordinare e classificare gli oggetti dell’esperienza interna o esterna. È invece la memoria a caratterizzare la vita della coscienza, raccogliendo il passato e custodendolo nella profondità della psiche.

Nell’Évolution créatrice, B. riprende il motivo della durata, e la eleva a principio metafisico:

l’evoluzione è spiegata nei termini di un principio semplice, lo «slancio vitale» (élan vital, «azione

che di continuo si crea e si arricchisce»), ossia una forza creatrice universale, evolutiva e originale.

In tal modo B. può superare sia l’evoluzionismo deterministico di Spencer sia quello finalistico,

entrambi respinti in quanto negatori della spontaneità e della ricchezza del processo reale: l’uno e l’altro,

infatti, si risolvono nell’affermazione tutto è dato, mentre «Dio non ha niente di fatto: egli è vita

incessante, azione, libertà». Così una corrente di vita, dotata di una forza esplosiva intellettualmente

non definibile, ha attraversato l’Universo, dando origine a innumerevoli correnti e tentativi. La vita

naturale cresce, si sviluppa, «esplode» in varie direzioni, dando luogo alle distinzioni tra pianta e animale,

istinto e intelligenza; quest’ultima porta l’uomo alla coscienza e alla costruzione di concetti, alle categorie

e agli strumenti operativi della scienza: forme vuote sempre più astratte che conducono a frantumare la

durata reale e a imporre etichette e simboli statici a una realtà in perenne movimento. La scienza

intellettualistica, con le sue categorie convenzionali subordinate alle necessità pratiche della vita, si rivela

incapace di cogliere l’essenza più autentica della vita organica e dello spirito. Occorre, per questo, usare

uno strumento superiore all’intelligenza e sfruttare le capacità simpatetiche dell’istinto, che, allargato a

intuizione, diventerà capace d’installarsi dentro l’oggetto. L’intuizione, organo di una reale conoscenza

partecipativa della realtà, è infatti «quella simpatia mediante la quale ci si inserisce nell’interiorità di un

oggetto per coincidere con ciò che c’è in esso di unico». B. elabora così una metafisica evolutiva di

stampo spiritualistico, capace si spiegare lo sviluppo della realtà come libera creatività, che, proprio

perché tale, non può essere ridotta entro le schematizzazioni della scienza tradizionale.

In Les deux sources de la morale et de la religion (1932; trad. it. Le due fonti della morale e della

religione) le tesi fondamentali di B. vengono estese al campo morale e religioso.

La natura ha spinto l’uomo verso l’evoluzione sociale, ma con uno sviluppo non predeterminato,

come per gli animali, bensì contrassegnato da scelte libere. Nella società antica, chiusa, statica

e conformistica, la religione (che pure con i miti aveva originariamente posto un argine alle forze

centrifughe dell’individualismo) ha la funzione di conservazione dell’organismo sociale; a questa

vecchia forma sociale è contrapposta da B. la possibilità di una società aperta e dinamica, nata dalla

rivoluzione spirituale del cristianesimo e arricchita dagli sviluppi della scienza e dell’industrialismo.

La speranza è che, con un nuovo salto evolutivo, in essa potrà svilupparsi una religione eminentemente

attiva, un nuovo misticismo capace di raffrenare le forze negative scatenate dalla stessa intelligenza

dell’uomo. Altre opere: Le rire (1900; trad. it. Il riso. Saggio sul significato del comico),

Introduction à la métaphysique (1903; trad. it. Introduzione alla metafisica), L’énergie spirituelle

(1919; trad. it. L’energia spirituale e la realtà), La pensée et le mouvant (1934; trad. it. Il pensiero e il

movente).

La filosofia di B. ebbe rapida e notevole diffusione, soprattutto negli anni tra le due guerre mondiali,

in contrasto con l’intellettualismo scientistico e come riaffermazione del valore teoretico dell’intuizione

al di sopra dell’intelletto. Ancor prima che in campo filosofico, profonda è stata la suggestione nell’ambito

della letteratura e delle arti, da M. Proust a P. Valéry, al simbolismo, all’ermetismo e all’impressionismo

pittorico. La filosofia di B., che porta alla più avanzata espressione il neospiritualismo di Ravaisson

e la filosofia della contingenza di Boutroux, ebbe ripercussioni nel campo dell’estetica (futurismo),

della filosofia epistemologica e religiosa (Leroy e James) e politica (Sorel). Lo sforzo di superare il

positivismo, sfociò, in partic., in una sorta di misticismo e di rinnovamento romantico. Importante è

stato anche il confronto di B. con Einstein sul concetto di tempo (in Durée et simultanéité, à propos de

la théorie d’Einstein, 1922; trad. it. Durata e simultaneità), che coinvolse anche Whitehead, Poincaré e

Mead, con ripercussioni sull’epistemologia contemporanea.



lunedì 6 aprile 2026

Corso di storia della filosofia: Croce 1866

Benedetto Croce 1866


Filosofo e storico (Pescasseroli, 25 febbraio 1866 - Napoli, 20 novembre 1952). Studiò a Napoli, che divenne presto la sua dimora abituale. Scampato dal terremoto di Casamicciola (1883) in cui perdette i genitori, fu accolto a Roma in casa dello zio Silvio Spaventa, e vi rimase sino al 1886; ivi intraprese gli studî di giurisprudenza che non continuò, preferendo dedicarsi ai corsi universitarî di etica di Antonio Labriola. Tornato a Napoli, si diede a indagini erudite, ma presto l'erudizione - che pure coltivò poi sempre con geniale dottrina - gli si palesò insoddisfacente, e sentì il bisogno, tipico/">tipico in lui, di trasferire i suoi interessi mentali su un piano di riflessione critica. Primo segno d'una revisione radicale in senso filosofico del suo atteggiamento è la memoria su La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte (1893). Ha inizio così una fervida opera da cui la cultura italiana uscì rinnovata, opera in cui il C. ebbe lungamente compagno Giovanni Gentile, finché ragioni speculative prima e poi politiche non ruppero l'accordo dei due filosofi, e che ha come documento, oltre che le opere dell'uno e dell'altro, le annate de La Critica, fondata nel 1903, la quale rappresentò l'insigne organo del rinnovamento. Senatore dal 1910, ministro dell'Istruzione con Giolitti (da lui sempre ammirato) nel 1920-21, assunse nel 1925, dopo che il fascismo si fu dichiarato nella sua essenza totalitaria, deciso atteggiamento di opposizione, redigendo il Manifesto degli intellettuali antifascisti, i quali guardarono poi sempre a lui come a un esempio. Caduto il fascismo, tornò per breve tempo alla vita politica attiva, come ministro senza portafoglio nel gabinetto Badoglio (aprile-giugno 1944) al quale parteciparono i sei partiti antifascisti del CLN, e nel primo gabinetto Bonomi (costituito il 18 giugno, ma il C. si dimise il 27 luglio); tenne sino al 1947 la presidenza effettiva del Partito liberale e sino al 1948 quella onoraria, fu consultore, deputato alla Costituente e dal 1948 senatore di diritto. Nel 1947 fu nominato socio onorario dell'Accademia dei Lincei, della quale era stato in passato (1923-35, 1945) socio nazionale; nello stesso anno fondò a Napoli l'Istituto italiano per gli studi storici, a disposizione del quale aveva posto la sua biblioteca, forse la più importante biblioteca privata d'Italia. Cardine fondamentale del sistema crociano è il nesso o dialettica dei "distinti", come integrazione della hegeliana dialettica degli "opposti". Con esso il C. intese rivendicare la distinzione e autonomia delle forme dello spirito. Carattere peculiare dell'attività del C. è il costante parallelismo tra la sua opera di filosofo e quella di indagatore di specifici problemi storici, letterarî, politici, ecc.: la sua filosofia, da lui appunto concepita come "metodologia della storia", s'invera assiduamente nel concreto. ▭ Il giovane C. parte nella sua battaglia contro il positivismo dalle posizioni spiritualistiche del De Sanctis e dallo storicismo del Vico, e "storicismo assoluto" è appunto la definizione ultima, da lui stesso offerta, del suo pensiero. Insufficiente, sin dall'inizio, gli apparve il positivismo a chiarire le ragioni della poesia e della storia, ambedue per il C. conoscenza dell'individuale e pertanto non riducibili a classi di fenomeni naturalisticamente intese, e non spiegabili meccanicisticamente. La storiografia si distingue, senza negarla, dalla scienza, essa - affermò il C. all'inizio - può esser ridotta al concetto generale dell'arte, ma l'ulteriore sviluppo della sua indagine è volto a distinguere tra arte e storia: la prima è una forma di conoscenza che si distingue dalla storica e dalla scientifica, in quanto è "intuizione", indipendente dalla conoscenza razionale, dall'utilità e dalla morale, e s'identifica con la sua espressione. Ma certamente l'estetica crociana presenta anche, in nuce, una teoria dello spirito, in cui, accanto all'attività teoretica, è formulata una teoria dell'attività pratica. Il Croce aveva maturato questa parte del suo pensiero attraverso le suggestioni che prima dell'elaborazione dei suoi pensieri sull'arte gli erano venute dallo studio della filosofia del Marx e dall'amicizia con il Labriola. Già da questo il materialismo di Marx veniva opposto, come metodo e teoria storiografica, al filologismo indifferente e sterile. Il C. chiarisce l'essenza di questa nuova problematica del materialismo marxista nella necessità di determinare il posto che nella vita dello spirito spetta all'attività economica. E mentre il marxismo aveva concepito la realtà economica come condizione o struttura, C. fa dell'economicità una delle forme della spiritualità, ponendo, accanto alle categorie tradizionali del Bello (estetica), del Buono (morale), del Vero (logica), la quarta categoria dell'Utile (economica). Ma con questa accettazione del momento economico, che è anche limitazione di esso, C. si sottrae alla suggestione del marxismo, che gli appare ormai errore filosofico; esso però permette al C. di riprendere e sistemare la teoria romantica della politica come pura economicità non tiranneggiata da esigenze etiche, e di ricongiungersi, ancora più indietro, al Machiaveili. ▭ Per dare una compiuta teoria del giudizio estetico e di quello logico, il C. doveva peraltro indagare la sfera specifica nella quale lo spirito, fattosi autocosciente, elabora i predicati del giudizio. Questo compito è affrontato nella Logica, e il problema è avviato a soluzione con la distinzione, che il C. introduce in questa opera, tra concetti puri e pseudoconcetti, cioè tra ragione e intelletto. L'intelletto astratto viene rigettato fuori dei confini dell'attività conoscitiva, in quelli dell'attività pratica, conformemente alle indicazioni e alle conclusioni cui per altre vie e con altri intenti era giunta la gnoseologia e metodologia delle scienze, partendo dal seno stesso del positivismo. Liberatosi dagli impacci degli pseudoconcetti, il C. elabora la teoria del concetto puro, che vive nel giudizio. E infine, con l'identificazione di giudizio esistenziale, o individuale, e giudizio definitorio, compie il passo decisivo, rivelando l'insopprimibile storicità di ogni giudizio, che è il coronamento dell'edificio filosofico di C. e il delicato punto in cui storia e filosofia operano una reciproca integrazione. Tuttavia, una simile ampia sistemazione non sarebbe del tutto intelligibile se non se ne chiarisse ancora un presupposto, che è quello dell'incontro diretto del pensiero del C. con quello di Hegel (Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel, 1906), del quale, attraverso lo studio del marxismo e "mercé l'amicizia e la collaborazione col Gentile", aveva già avuto a risentire. Al C. si era venuta rivelando una visione della realtà la quale, per la concezione dei distinti, si ordina e circolarmente trapassa in forme diverse e ritornanti, in una guisa che può apparire del tutto pacifica. Il C. accordò tale concezione con la dialettica propria dell'hegelismo, la quale sottolinea il momento della lotta e del contrasto tra gli elementi che danno struttura alla realtà, mostrando invece che il momento negativo in una forma distinta non è altro che la positività di un altro distinto che al primo si surroga, per cui alla realtà non viene a mancare l'anelito dialettico e la spinta al divenire, ma non manca nemmeno la capacità di presentarsi positiva ed equilibrata in ogni suo momento. In tal modo una teoria della storiografia era orma i compiuta. Essa imponeva al filosofo-storico di adeguare il suo pensiero e di cogliere i suoi problemi in una realtà che continuamente si rinnova.
Gli eventi pubblici seguiti alla prima guerra mondiale lo indussero poi a trasformare i suoi concetti interpretativi della realtà in precetti e norme di vita: nacque così il suo liberalismo; come prima aveva rivendicato l'autonomia della politica, così ora, di fronte a violente ideologie politiche che danno sanzione etica allo stato, è indotto a rivendicare, nel quadro della distinzione, l'autonomia e l'alterità della vita morale rispetto all'attività politica. Il ripensamento e la colorazione etica dei concetti fondamentali del sistema diventano nota caratteristica di questa seconda fase della vita del filosofo, e da essa sgorga gran parte della produzione del C. storico, che è tutta rivolta alla contemplazione e all'esaltazione delle forze morali che operano nella storia. C. teorizza questa esperienza nella distinzione di storiografia puramente economica e di storiografia etico-politica, nell'idea della storia come storia della libertà e della libertà come ultima religione dell'umanità.
La metodologia degli studî letterarî e storici è uscita profondamente rinnovata dall'insegnamento del Croce. Lo studio della poesia, come d'ogni altra arte, deve tendere - egli insegnò - all'individuazione della personalità dell'artista; tutto ciò che è esterno a lui può concorrere a spiegarlo ma non lo condiziona ai fini dell'accertamento della sua poesia; è assolutamente inefficiente, anzi dannoso, un raggruppamento storico degli artisti; storia dell'arte non è possibile fare, e tanto meno storia di singoli generi letterarî che sono astrazioni di critici, non realtà. Le ricerche care al vecchio "metodo storico" sono bensì legittime, ma solo al servizio della ricostruzione storica d'una determinata cultura o civiltà, non mai per la vera comprensione d'un poeta o artista. La storia, a sua volta, è sempre contemporanea, nel senso che essa è legata al presente, nella persona e nell'ambiente dello storico, che muove sempre nell'opera sua da proprî interessi attuali. La storiografia non è cronaca grezza di avvenimenti, ma ricostruzione e giudizio dei fatti, sintesi di intuizione e concetto; è sempre "etico-politica", cioè storia della vita morale e civile dell'uomo. Il linguaggio è creazione individuale, e quindi atto spirituale, espressione di fantasia e non di logica, è dunque sinonimo di poesia; la linguistica, com'è tradizionalmente intesa, cioè come studio di suoni, di forme, di significati, ecc., ha la sua legittimità, ma come studio di fatti sociali. E si tacciono qui gli insegnamenti del C. in molti altri campi di studio, anche lontani da quelli da lui coltivati (per es., nella filologia testuale); ma non può essere taciuto che nella storia della prosa italiana moderna, la prosa del C., così limpida e precisa, senza sbavature di sorta, sostenuta ma senza pedanterie e leziosaggini, rappresenta un momento di notevole importanza. Pertanto il C., anche se non gli mancarono critici e avversarî talvolta violenti, appare come la figura di maggior rilievo della vita culturale italiana della prima metà del Novecento.

Tra le opere di critica e storia letterarie: Saggi sulla letteratura italiana del Seicento (1911); La letteratura della nuova Italia (6 voll., 1914-40); Goethe (1919); AriostoShakespeare e Corneille (1920); La poesia di Dante (1921); Poesia e non poesia (1923); Storia dell'età barocca in Italia (1929); Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento (1931); Poesia popolare e poesia d'arte (1933); Nuovi saggi sul Goethe (1934); Poesia antica e moderna (1941); Poeti e scrittori del pieno e tardo Rinascimento (3 voll., 1945-52); La letteratura italiana del Settecento (1949); Letture di poeti e riflessioni sulla teoria e la critica della poesia (1950). Tra le sue opere filosofiche, fondamentale è la Filosofia dello spirito in tre volumi (Estetica come scienza della espressione e linguistica generale, 1902; Logica come scienza del concetto puro, 1909; Filosofia della pratica, 1909), a cui poi si aggiunse la Teoria e storia della storiografia, 1917 (uscita però già nel 1915 in lingua tedesca a Tubinga: Zur Theorie und Geschichte der Historiographie). Altri scritti filosofici: Materialismo storico ed economia marxista (1900), Problemi di estetica (1910); La filosofia di GBVico (1911); Cultura e vita morale (1914); Nuovi saggi di estetica (1920), in cui è compreso il Breviario di estetica (1913); Etica e politica (1931); Ultimi saggi (1935); La poesia (1936); La storia come pensiero e come azione (1939); Il carattere della filosofia moderna (1941); Discorsi di varia filosofia (2 voll., 1945); Filosofia e storiografia (1949); Storiografia e idealità morale (1950); Indagini su Hegel e schiarimenti filosofici (1952). Tra gli scritti di storia etico-politica: La rivoluzione napoletana del 1799 (1912); Storia del Regno di Napoli (1925); Storia d'Italia dal 1871 al 1915 (1928); Storia d'Europa nel secolo decimonono (1932). Scritti varî: Contributo alla critica di me stesso (1918); Conversazioni critiche (5 voll., 1918-1939); Storia della storiografia italiana nel secolo XIX (2 voll., 1921). Nel 1951 fu pubblicata nei "classici Ricciardi", a cura dello stesso C., un'antologia delle sue opere (Filosofiapoesiastoria), con una compiuta cronologia. 

domenica 5 aprile 2026

Corso di storia della filosofia: Russell 1872

Bertrand Russell 1872

Bertrand Russell pensatore inglese, nato a Trelleck il 18 maggio 1872. Dopo avere studiato al Trinity College di Cambridge ed esserne divenuto Fellow nel 1905, vi fu nominato nel 1910 Lecturer; ma nel 1916, per la sua propaganda pacifistica, fu destituito dall'insegnamento, e poi anche, per qualche tempo, incarcerato. Dal 1927 è direttore di una scuola privata. Ingegno di grande fertilità e facilità letteraria, non soltanto nel campo strettamente speculativo, ma anche in quello sociale e politico, il R. è oggi il rappresentante più caratteristico e più universalmente noto del pensiero inglese contemporaneo. Nella copiosissima serie dei suoi scritti (largamente tradotti in molte lingue) sono principalmente da ricordare: A critical Exposition of the Philosophy of Leibniz (Cambridge 1900); The Principles of Mathematics (ivi 1903); Principia Mathematica (voll. 3, in collaborazione con A. N. Whitehead, ivi 1910-13; 2ª ed., 1925-27); Our Knowledge of the External World (Londra 1914); Justice in War-Time (Chicago e Londra 1916); Roads to Freedom: Socialism, Anarchism and Syndicalism (Londra 1918); Introduction to Mathematical Philosophi (ivi 1918); The Practice and Theory of Bolshevism (ivi 1920); Analysis of Mind (ivi 1921); The A. B. C. of Atoms (ivi 1923); Icarus, or the Future of Science (ivi 1924); What I believe (ivi 1925); The A. B. C. of Relativity (ivi 1925); Analysis of Matter (ivi 1927); Sceptical Essays (ivi 1928); Marriage and Morals (ivi 1929); Education and the Social Order (ivi 1932); Freedom and organisation, 1814-1914 (ivi 1934). Moltissimi articoli sono stati inseriti in Mind e in altre riviste filosofiche. Un'esposizione sommaria della propria filosofia il R. ha dato, col titolo di Logical Atomism, nella silloge Contemporary British Philosophy, I (Londra 1924). Nel primo periodo della sua evoluzione, che approssimativamente si estende fino alla guerra mondiale, il pensiero del R. è volto soprattutto ai principî della matematica e conclude con l'identità matematica-logica e con l'enunciazione della celebre antinomia. Dalla sua collaborazione col A. N. Whitehead nascono i Principia Mathematica, opera monumentale, in cui si ricercano i fondamenti della logica e della teoria degli aggregati mediante l'uso di un'ideografia la quale deriva in buona parte da quella di G. Peano con l'aggiunta di nuovi simboli solo in parte necessarî: ne è rimasta classica principalmente l'enunciazione dei postulati della logica delle proposizioni e la teoria dei tipi. Nella fase ulteriore l'interesse del R. si estende anche ai singoli problemi concreti della filosofia: ma l'intrinseco logicismo e matematismo della sua mentalità mostra qui chiaramente il suo difetto, perché ciò che più interessa nei molti libri di questo periodo è quello che non discende dal R. filosofo-matematico, ma dal R. giornalista e politico e uomo di generale cultura e vivacità mentale. Dal punto di vista tecnicamente filosofico, il R. ritorna in questa età alla tradizione dell'empirismo inglese, e tende (sotto il prevalente influsso di G. Berkeley e di D. Hume, ma non senza ricordo del già tanto amato G. W. Leibniz) a una concezione della realtà come entità superiore all'antitesi materia-spirito: concezione che si avvicina perciò a quella del cosiddetto "monismo neutro", difesa in America, p. es., da J. Dewey e da W. James.

Corso di storia della filosofia: Feuerbach 1804

Ludwig Feuerbach 1804 Ludwig Feuerbach (1804–1872): l’uomo che rovesciò Dio Nel cuore dell’Ottocento tedesco,  Ludwig Feuerbach , nato a  La...