venerdì 5 dicembre 2025

Corso di storia della filosofia: Etica moderna


Etica moderna

L’etica moderna rappresenta una svolta fondamentale nel modo in cui l’essere umano concepisce il bene, il dovere e la responsabilità morale. A partire dal XVIII secolo, i filosofi iniziano a mettere al centro della riflessione l’autonomia della ragione e la capacità dell’individuo di determinare da sé ciò che è moralmente giusto, senza fare affidamento su autorità esterne o tradizioni religiose. In questo contesto si inserisce con forza il pensiero di Immanuel Kant, uno dei principali artefici della filosofia morale moderna.

Kant elabora una teoria etica nota come etica deontologica, fondata non sulle conseguenze delle azioni, ma sul dovere e sulla correttezza intrinseca delle azioni stesse. Al centro di questa prospettiva c’è l’idea che l’uomo, in quanto essere razionale, è capace di riconoscere e seguire principi morali universali, validi per tutti in ogni circostanza.

Il fondamento di questa etica è il celebre imperativo categorico, una formula che Kant esprime in diverse versioni, tra cui una delle più note: "Agisci solo secondo quella massima che tu possa al tempo stesso volere che diventi una legge universale". In altre parole, prima di agire, l’individuo dovrebbe chiedersi: “E se tutti facessero lo stesso?”. Se la risposta è accettabile, allora l’azione è moralmente lecita.

Un’altra formulazione importante dell’imperativo categorico è: "Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo". Questo principio impone di rispettare la dignità e l’autonomia di ogni essere umano, rifiutando ogni forma di strumentalizzazione.

L’etica kantiana ha avuto un’enorme influenza sulla filosofia, sul diritto e sui diritti umani, perché pone al centro la responsabilità individuale, la coerenza morale e il rispetto incondizionato per la persona. In sintesi, l’etica moderna, soprattutto nella sua formulazione kantiana, rappresenta un richiamo potente alla forza della ragione come guida per la vita morale, e ha aperto la strada a molte delle concezioni etiche contemporanee.




giovedì 4 dicembre 2025

Corso di storia della filosofia: Illuminismo tardivo


 Illuminismo tardivo

L’Illuminismo tardivo rappresenta la fase matura e più riflessiva del grande movimento culturale che ha attraversato il XVIII secolo. Se nella sua prima fase l’Illuminismo era animato da uno spirito battagliero e divulgativo, volto a smascherare le superstizioni, criticare l’autorità e promuovere il sapere, nella sua fase successiva si approfondisce il lavoro teorico, e si pongono le basi per una filosofia più sistematica e rigorosa.

Una figura centrale di questa stagione è Immanuel Kant, che ha portato l’eredità illuminista a un nuovo livello di complessità, interrogandosi non solo sul potere della ragione, ma anche sui suoi limiti e sulle sue condizioni di validità. Nella sua celebre opera Critica della ragion pura, Kant sviluppa una teoria della conoscenza che cerca di superare gli eccessi tanto del razionalismo quanto dell’empirismo, mantenendo comunque la centralità della ragione come strumento di emancipazione e comprensione del mondo.

Ma è soprattutto sul piano dell’etica che Kant incarna lo spirito dell’Illuminismo tardivo. Con la sua etica deontologica, egli afferma che la morale non deve basarsi sulle conseguenze delle azioni o sui desideri individuali, ma su principi universali fondati sulla ragione autonoma. L’imperativo categorico, che comanda di agire solo secondo massime che si possano volere come leggi universali, è l’espressione più chiara di questa visione: l’uomo è libero solo quando obbedisce alla legge che si è dato da sé, guidato dalla razionalità.

In questo senso, l’Illuminismo tardivo si distingue per una maturazione dei temi illuministi: la libertà non è più soltanto la rottura con l’autorità esterna, ma diventa autonomia morale e responsabilità individuale. La ragione non è solo strumento di conoscenza, ma anche fondamento dell’agire etico e della dignità umana.

In conclusione, il pensiero dell’Illuminismo tardivo non si limita a proseguire la lotta contro l’ignoranza e il dogma, ma cerca di costruire un’etica razionale e universale, fondata sulla consapevolezza critica e sull’autonomia dell’individuo. In questo modo, getta le basi per molte delle concezioni moderne di cittadinanza, diritti umani e giustizia.

mercoledì 3 dicembre 2025

Corso di storia della filosofia: La sfida scettica


La sfida scettica

La sfida scettica, formulata in modo particolarmente incisivo dal filosofo scozzese David Hume, rappresenta uno dei momenti più critici e destabilizzanti nella storia della filosofia moderna. Con il suo pensiero lucido e radicale, Hume ha messo in discussione alcune delle fondamenta su cui si reggeva la fiducia nella ragione e nella conoscenza scientifica, sollevando dubbi profondi su causalità, induzione e identità personale.

Al centro della riflessione humeana c’è l’idea che non possiamo dimostrare razionalmente il nesso di causa-effetto. Quando vediamo, ad esempio, una palla colpire un’altra, tendiamo a pensare che il primo movimento causi il secondo. Ma, osserva Hume, tutto ciò che realmente vediamo è una successione di eventi: la nostra convinzione che il primo produca il secondo nasce da un’abitudine mentale, non da una prova logica. Questo porta Hume a una conclusione sconvolgente per il pensiero moderno: la causalità non è un fatto oggettivo osservabile, ma una costruzione della mente basata sull’esperienza ripetuta.

Ancora più radicale è la sua critica all’induzione, il metodo attraverso cui estendiamo ciò che abbiamo osservato nel passato al futuro (come avviene nelle scienze naturali). Secondo Hume, non esiste alcuna giustificazione razionale per credere che il futuro debba necessariamente somigliare al passato: non possiamo dimostrare, ad esempio, che il sole sorgerà domani solo perché lo ha sempre fatto, se non facendo ricorso alla stessa abitudine che vogliamo giustificare.

Infine, Hume solleva dubbi anche sulla nozione di identità personale. Analizzando l’esperienza interiore, afferma di non trovare un “sé” stabile e permanente, ma solo una successione di percezioni e stati mentali: il sé, secondo Hume, è solo un fascio di impressioni in continua evoluzione, e non un’entità sostanziale.

La sfida scettica di Hume ha avuto un impatto duraturo sulla filosofia: ha costretto pensatori come Kant a ripensare il problema della conoscenza e ha anticipato molte questioni che saranno centrali nel pensiero contemporaneo. In sintesi, il contributo di Hume ha mostrato i limiti della ragione umana e ha invitato la filosofia a una maggiore consapevolezza critica dei suoi presupposti.



martedì 2 dicembre 2025

Corso di storia della filosofia: Illuminismo



Illuminismo

L’Illuminismo è stato un vasto movimento culturale e intellettuale che ha attraversato il XVIII secolo, noto anche come il “secolo dei Lumi”. La sua forza propulsiva è stata la fiducia nella ragione umana come strumento per illuminare le menti, combattere l’ignoranza, sfidare i pregiudizi e promuovere il progresso della società. Gli illuministi credevano che, attraverso l’educazione, la conoscenza scientifica e il pensiero critico, l’umanità potesse liberarsi dalla superstizione, dall’oppressione e dall’autorità arbitraria.

I valori fondamentali dell’Illuminismo includevano la libertà, l’uguaglianza, la tolleranza religiosa e i diritti naturali dell’uomo, concetti che avrebbero ispirato profondamente le rivoluzioni americana e francese. La riflessione politica, sociale e filosofica dell’epoca ruotava attorno all’idea di un mondo più giusto e razionale, in cui le istituzioni fossero fondate sul consenso dei cittadini e non sul privilegio ereditato.

Tra le figure più rappresentative spiccano Voltaire, celebre per la sua critica dell’intolleranza religiosa e dell’assolutismo, e per la sua difesa appassionata della libertà di pensiero. Denis Diderot è stato uno dei principali curatori dell’Encyclopédie, un’opera monumentale che mirava a raccogliere e diffondere tutto il sapere umano del tempo, rendendolo accessibile a un pubblico più ampio. Jean-Jacques Rousseau, con le sue riflessioni sull’educazione, la sovranità popolare e la natura umana, ha posto le basi per molte idee moderne sulla democrazia e la cittadinanza.

Anche Immanuel Kant, pur vivendo in Germania, è considerato una delle voci fondamentali dell’Illuminismo. Celebre è il suo saggio Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?, in cui definisce questo movimento come il passaggio dell’umanità dallo “stato di minorità” all’autonomia del pensiero, sintetizzato nel motto “Sapere aude!” – “Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza!”.

In conclusione, l’Illuminismo ha rappresentato un momento di trasformazione profonda nella cultura occidentale, gettando le basi dell’età contemporanea. Le sue idee hanno influenzato non solo la filosofia e la scienza, ma anche la politica, il diritto, l’educazione e i diritti civili, contribuendo a delineare i valori fondamentali delle società moderne.


lunedì 1 dicembre 2025

Corso di storia della filosofia: Empirismo


Empirismo

L’empirismo è una corrente filosofica sviluppatasi principalmente in Inghilterra tra il XVII e il XVIII secolo, caratterizzata dalla centralità dell’esperienza sensibile come fonte primaria di conoscenza. Contrariamente al razionalismo, che valorizza la ragione come strumento autonomo per arrivare alla verità, l’empirismo sostiene che il sapere derivi dall’osservazione e dalla percezione del mondo esterno^[1]. Secondo questa prospettiva, i dati sensoriali costituiscono la materia prima su cui la mente costruisce le proprie idee, e il pensiero logico o deduttivo deve sempre fare i conti con l’esperienza concreta.

John Locke e la Tabula Rasa

John Locke (1632-1704) è considerato il fondatore dell’empirismo moderno^[2]. Nella sua opera Saggio sull’intelletto umano, Locke introduce la celebre immagine della mente come “tabula rasa”, una tavola vuota che si riempie progressivamente grazie alle percezioni sensoriali e alla riflessione^[3]. Per Locke, le idee non sono innate: ogni contenuto mentale deriva dall’esperienza. Tale concezione rappresenta una critica radicale alla tradizione cartesiana e razionalista, sostenendo che la conoscenza umana ha sempre bisogno di essere fondata sul contatto diretto con il mondo.

George Berkeley e l’Idealismo Empirista

George Berkeley (1685-1753) ha portato l’empirismo verso posizioni più radicali attraverso la sua teoria dell’idealismo empirista^[4]. Il celebre principio esse est percipi – “essere è essere percepito” – afferma che gli oggetti esistono solo nella misura in cui sono percepiti da una mente. Per Berkeley, quindi, l’idea di una realtà materiale indipendente dalla percezione non ha senso; tutto ciò che esiste è esperienza mentale o sensibile. Questa posizione non solo modifica il concetto di conoscenza, ma influisce anche sulla concezione stessa della realtà.

David Hume e lo Scetticismo Empirista

David Hume (1711-1776) ha sviluppato un empirismo critico e scettico^[5]. Secondo Hume, ciò che chiamiamo “io” non è altro che un fascio mutevole di percezioni. I concetti fondamentali come la causalità non derivano da una necessità razionale, ma da abitudini mentali acquisite dall’esperienza ripetuta^[6]. Non possiamo conoscere con certezza eventi futuri, come il sorgere del sole, ma possiamo solo aspettarcelo sulla base di ciò che è accaduto in passato. L’empirismo diventa quindi anche strumento di analisi critica dei limiti della conoscenza umana.

Impatto sull’epistemologia e sulle scienze

L’empirismo ha avuto un’influenza duratura sul pensiero moderno e sullo sviluppo della scienza. La centralità dell’esperienza e del metodo induttivo ha contribuito a consolidare un approccio scientifico basato sull’osservazione, la sperimentazione e la verifica empirica^[7]. Inoltre, la critica empirista alla metafisica tradizionale ha aperto la strada a nuove riflessioni sulla psicologia, l’epistemologia e la filosofia della mente, ponendo le basi per il positivismo e per la scienza moderna.

Conclusioni

In sintesi, l’empirismo ha rappresentato una svolta fondamentale nella filosofia moderna, riaffermando il primato dell’esperienza sensibile e del metodo induttivo. Esso ha permesso lo sviluppo di una conoscenza più concreta, dinamica e verificabile, stabilendo un dialogo critico con il razionalismo e le tradizioni filosofiche precedenti. La filosofia empirista ha così contribuito in maniera decisiva alla costruzione di un sapere scientifico e alla comprensione moderna del mondo naturale.

Note

  1. Hatfield, G. Rationalism vs. Empiricism. London: Routledge, 1993, p. 15.

  2. Locke, J. An Essay Concerning Human Understanding. London: Thomas Basset, 1690, Libro II.

  3. Yolton, J. W. Locke and the Way of Ideas. London: Routledge, 1956, pp. 45-52.

  4. Berkeley, G. A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge. Dublin, 1710.

  5. Hume, D. A Treatise of Human Nature. London: John Noon, 1739-1740, Libro I, Parte IV.

  6. Beauchamp, T. Hume’s Philosophy of Human Nature. Oxford: Oxford University Press, 2000, pp. 89-102.

  7. Shapiro, L. Thinking about Mathematics and Science: The Rationalist Legacy. Cambridge: Cambridge University Press, 2000, pp. 120-135.

Bibliografia

  • Beauchamp, T. Hume’s Philosophy of Human Nature. Oxford: Oxford University Press, 2000.

  • Berkeley, G. A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge. Dublin, 1710.

  • Hatfield, G. Rationalism vs. Empiricism. London: Routledge, 1993.

  • Hume, D. A Treatise of Human Nature. London: John Noon, 1739-1740.

  • Locke, J. An Essay Concerning Human Understanding. London: Thomas Basset, 1690.

  • Shapiro, L. Thinking about Mathematics and Science: The Rationalist Legacy. Cambridge: Cambridge University Press, 2000.

  • Yolton, J. W. Locke and the Way of Ideas. London: Routledge, 1956.


domenica 30 novembre 2025

Corso di storia della filosofia: Razionalismo

 

Razionalismo

Introduzione

Il razionalismo si configura come una delle correnti filosofiche più influenti della modernità, emergendo in Europa tra il XVII e il XVIII secolo. La sua premessa fondamentale consiste nell’affermare che la ragione, autonoma e indipendente dall’esperienza sensibile, sia la fonte primaria e più affidabile della conoscenza¹. Questo approccio si inserisce in un contesto storico in cui la cultura europea era ancora profondamente influenzata dalla religione, dalla tradizione scolastica e dall’autorità aristotelica, proponendo una rivoluzione concettuale che avrebbe avuto effetti duraturi sulla filosofia, sulla scienza e sulla teoria della conoscenza.

René Descartes: dubitare per conoscere

René Descartes (1596-1650) è universalmente riconosciuto come il fondatore del razionalismo moderno. Il suo metodo filosofico si basa sul dubbio radicale, strumento attraverso cui si ricerca una verità indubitabile². Il celebre aforisma Cogito, ergo sum – "Penso, quindi sono" – segna il punto di partenza della sua riflessione: il semplice fatto di dubitare conferma l’esistenza del soggetto pensante³.

Descartes sviluppa inoltre un dualismo ontologico tra res cogitans (mente) e res extensa (corpo), distinguendo nettamente tra il pensiero e la materia⁴. Questa distinzione non solo getta le basi per la filosofia moderna della mente, ma introduce anche problematiche epistemologiche e metafisiche sul rapporto tra percezione sensibile e conoscenza razionale, tra soggettività e realtà esterna.

Baruch Spinoza: monismo e razionalità etica

A differenza di Descartes, Baruch Spinoza (1632-1677) propone una concezione monistica della realtà, nella quale tutto è espressione di un’unica sostanza, identificabile con Dio o con la Natura⁵. Per Spinoza, la ragione è lo strumento fondamentale che permette all’uomo di comprendere l’ordine universale e liberarsi dalle passioni, guidandolo verso la propria vera essenza etica⁶.

La filosofia spinoziana, con la sua visione panenteistica, evidenzia come il razionalismo non sia solo un metodo cognitivo, ma anche un principio morale: la conoscenza razionale conduce all’autonomia dell’individuo e all’armonia con la necessità naturale del mondo. In questo senso, Spinoza collega epistemologia, etica e teologia, delineando una visione coerente e sistematica della realtà.

Gottfried Wilhelm Leibniz: monadi e armonia prestabilita

Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) sviluppa una concezione razionalista che integra filosofia, scienza e teologia. La sua metafisica si fonda sull’idea delle monadi, unità indivisibili che costituiscono la realtà⁷. Secondo Leibniz, ogni monade riflette l’universo dall’interno, e il mondo stesso è organizzato secondo una armonia prestabilita, concepita da Dio⁸.

Il pensiero leibniziano cerca di conciliare il razionalismo cartesiano con una visione ottimistica del mondo, esemplificata dal concetto del "migliore dei mondi possibili"⁹. In tal modo, Leibniz offre una sintesi tra ragione, ordine cosmico e teologia, contribuendo alla costruzione di un razionalismo sistematico che influenza anche lo sviluppo della logica, della matematica e della scienza moderna.

Impatto e rilevanza del razionalismo

Il razionalismo ha avuto un impatto profondo sulla filosofia moderna e sulla scienza. La fiducia nella ragione come fonte autonoma di conoscenza ha favorito la nascita del metodo scientifico, basato su deduzione logica, coerenza sistematica e ricerca di principi universali¹⁰. Inoltre, l’affermazione dell’autonomia razionale dell’individuo ha avuto conseguenze sulla filosofia politica e morale, contribuendo a ridefinire concetti come libertà, responsabilità e progresso umano¹¹.

In sintesi, il razionalismo non rappresenta solo un momento di rivoluzione epistemologica, ma costituisce anche una base concettuale per l’emergere della modernità: l’uomo diventa soggetto pensante e agente consapevole, capace di comprendere e trasformare il mondo attraverso la ragione.

Note

  1. Cottingham, J. Descartes: A Very Short Introduction. Oxford: Oxford University Press, 1992.

  2. Descartes, R. Meditazioni metafisiche. Amsterdam: Elsevier, 1641.

  3. Hatfield, G. Rationalism vs. Empiricism. London: Routledge, 1993.

  4. Kenny, A. Descartes: A Study of His Philosophy. London: Macmillan, 1968.

  5. Nadler, S. Spinoza: A Life. Cambridge: Cambridge University Press, 1999.

  6. Curley, E. Behind the Geometrical Method: Spinoza's Philosophy of Science. Princeton: Princeton University Press, 1988.

  7. Jolley, N. Leibniz. London: Routledge, 2005.

  8. Rescher, N. G.W. Leibniz: An Introduction to His Philosophy. Oxford: Oxford University Press, 1991.

  9. Leibniz, G. W. Essays on Theodicy. London: Open Court, 1710.

  10. Shapiro, L. Thinking about Mathematics and Science: The Rationalist Legacy. Cambridge: Cambridge University Press, 2000.

  11. Gaukroger, S. The Emergence of a Scientific Culture: Science and the Shaping of Modernity 1210–1685. Oxford: Oxford University Press, 2006.

Bibliografia

  • Cottingham, J. Descartes: A Very Short Introduction. Oxford: Oxford University Press, 1992.

  • Descartes, R. Meditazioni metafisiche. Amsterdam: Elsevier, 1641.

  • Hatfield, G. Rationalism vs. Empiricism. London: Routledge, 1993.

  • Kenny, A. Descartes: A Study of His Philosophy. London: Macmillan, 1968.

  • Nadler, S. Spinoza: A Life. Cambridge: Cambridge University Press, 1999.

  • Curley, E. Behind the Geometrical Method: Spinoza's Philosophy of Science. Princeton: Princeton University Press, 1988.

  • Jolley, N. Leibniz. London: Routledge, 2005.

  • Rescher, N. G.W. Leibniz: An Introduction to His Philosophy. Oxford: Oxford University Press, 1991.

  • Leibniz, G. W. Essays on Theodicy. London: Open Court, 1710.

  • Shapiro, L. Thinking about Mathematics and Science: The Rationalist Legacy. Cambridge: Cambridge University Press, 2000.

  • Gaukroger, S. The Emergence of a Scientific Culture: Science and the Shaping of Modernity 1210–1685. Oxford: Oxford University Press, 2006.

  • Garrett, D. The Cambridge Companion to Spinoza. Cambridge: Cambridge University Press, 1996.

  • Wilson, C. Descartes. London: Routledge, 1988.

  • Strazzoni, F. Rationalism in the Early Modern Period. New York: Routledge, 2014.

sabato 29 novembre 2025

Corso di storia della filosofia: Contrattualismo


Origini e fondamenti del contrattualismo

Il contrattualismo rappresenta una svolta fondamentale nella storia del pensiero politico moderno. Contrariamente alle concezioni precedenti, che giustificavano il potere politico attraverso un diritto divino o un ordine naturale immutabile, il contrattualismo propone che la legittimità dello Stato derivi da un accordo stipulato tra individui liberi e razionali. Questo contratto, che può essere implicito o esplicito, sancisce l’impegno reciproco degli individui a rispettare norme comuni, al fine di garantire la convivenza pacifica e la protezione dei diritti fondamentali^1. La teoria contrattualista, dunque, pone al centro l’idea di consenso come fondamento della sovranità e introduce una prospettiva razionalista nella riflessione politica.

Thomas Hobbes e la centralità dell’ordine

Thomas Hobbes (1588-1679) è uno dei primi e più influenti esponenti del contrattualismo. Nella sua opera Leviatano (1651), Hobbes descrive lo stato di natura come una condizione di conflitto permanente, caratterizzata dalla "guerra di tutti contro tutti", in cui la vita umana è "solitaria, povera, brutta e breve"^2. Per sfuggire a questa anarchia, gli individui stipulano un contratto attraverso cui cedono parte della loro libertà a un sovrano assoluto, il Leviatano, incaricato di garantire sicurezza e ordine. In questa prospettiva, la sovranità centralizzata e incontrastata è giustificata dalla necessità di evitare il caos sociale, e il consenso originario funge da fondamento razionale della legittimità politica^3.

John Locke e i diritti naturali

John Locke (1632-1704) offre una visione più ottimistica e liberale del contratto sociale. Nello stato di natura, gli individui possiedono diritti inalienabili alla vita, alla libertà e alla proprietà, che devono essere tutelati attraverso la costituzione di un governo limitato e responsabile^4. Il contratto sociale lockiano non giustifica un potere assoluto, ma stabilisce un equilibrio tra libertà individuale e autorità politica. Quando il governo viola i diritti naturali, i cittadini mantengono il diritto di resistere e ribellarsi, ponendo le basi concettuali per il pensiero democratico moderno^5.

Jean-Jacques Rousseau e la volontà generale

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) propone un’interpretazione più radicale del contrattualismo, che si concentra sul concetto di volontà generale. Secondo Rousseau, il contratto sociale non si limita a proteggere i diritti individuali, ma ha il compito di fondare una comunità in cui libertà e bene comune coincidano^6. La sovranità appartiene al popolo, e la partecipazione attiva dei cittadini alla formazione della volontà generale è essenziale per creare una società giusta. In questa prospettiva, l’individuo realizza la propria libertà autentica non attraverso la semplice tutela dei propri interessi, ma attraverso l’impegno verso il bene collettivo^7.

Eredità e influenza del contrattualismo

Il contrattualismo ha profondamente trasformato la teoria politica occidentale. La sua enfasi sul consenso, sulla razionalità individuale e sui diritti naturali ha contribuito alla nascita delle moderne democrazie, alla codificazione dei diritti civili e all’affermazione dello Stato di diritto. Le diverse declinazioni del contrattualismo – da Hobbes a Rousseau – hanno delineato una progressione concettuale che va dal bisogno di sicurezza assoluta alla promozione della libertà e della partecipazione attiva, influenzando in modo duraturo la filosofia politica e le istituzioni contemporanee^8.

Note

  1. Cfr. J. W. Gough, The Social Contract: An Introduction, Cambridge, 1993.

  2. T. Hobbes, Leviatano, 1651, I, XIII.

  3. Cfr. C. B. Macpherson, The Political Theory of Possessive Individualism, Oxford, 1962.

  4. J. Locke, Two Treatises of Government, 1689, II, §§87-95.

  5. Cfr. J. Waldron, God, Locke, and Equality, Cambridge, 2002.

  6. J.-J. Rousseau, Du Contrat Social, 1762, Livre I, Chapitre VI.

  7. Cfr. R. Bell, Rousseau and the Social Contract, London, 1997.

  8. Cfr. S. MacIntyre, Political Philosophy in the Modern Era, Chicago, 2006.

Bibliografia

  • Bell, R. Rousseau and the Social Contract. London: Routledge, 1997.

  • Gough, J. W. The Social Contract: An Introduction. Cambridge: Cambridge University Press, 1993.

  • Hobbes, Thomas. Leviatano [Leviathan]. Londra: Andrew Crooke, 1651.

  • Locke, John. Two Treatises of Government. Londra: Awnsham Churchill, 1689.

  • MacIntyre, S. Political Philosophy in the Modern Era. Chicago: University of Chicago Press, 2006.

  • Macpherson, C. B. The Political Theory of Possessive Individualism. Oxford: Oxford University Press, 1962.

  • Waldron, Jeremy. God, Locke, and Equality. Cambridge: Cambridge University Press, 2002.

  • Rousseau, Jean-Jacques. Du Contrat Social. Ginevra: Marc-Michel Rey, 1762.

Corso di storia della filosofia: Talete VI sec. a. C.

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